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Pula+: “La gente comune fatica ad avere un futuro, a credere in qualcosa. Siamo persone sole in compagnia”

A cura di Adriano Costantino

A dieci anni esatti dal suo esordio con Ragazzi N’Gamba e a 5 anni dal suo primo disco solista Pula+ ritorna con Di Niente e di Nessuno, un lavoro di matrice hip-hop variegato e ricco di sfumature, in cui influenze  più “rock” si fondono per creare un sound originale e riconoscibile. Vediamo cosa ha da dirci in merito:

 

Parlaci di te. Da dove nasce il nome “Pula+” e chi è Pula+?

Io nasco principalmente dall’esigenza di raccontare e trasferire quello che vedo in parole. Nasco dalla musica in tutto e per tutto, sono cresciuto con la musica e forse questo non mi permette di affrontarla in maniera diversa da quella che adotto. Cioè la sincerità, mettendomi in gioco e cercando di fregarmene di quello che potrebbe succedere dopo le canzoni. Pula+ è la parte di me che nella musica vuole prendersi la massima libertà che non ha altrove, come tutte le persone a questo  mondo. Il nome Pula nasce da un nomignolo che mi porto dietro dalle elementari, dovuto al mix del mio nome e cognome. So che in rumeno Pula vuol dire cazzo, qualche scemo ogni tanto me lo ricorda tentando di offendermi, ma per me aver saputo che significa Cazzo è stata una bellissima sorpresa. Io sono Cazzo+, non è mica male no?
A proposito del +, l’ho aggiunto la stessa sera in cui Enrico aggiunse “Power” (ai tempi eravamo Pula e Enrico dei Ragazzi’N Gamba). Entrambi uscivamo da situazioni difficili e aggiungere il “+” e il “Power” è stato come darci una scossa. Ora il + per me ha mille significati, oltre a quello datogli all’inizio, ora significa anche un eterno featuring, un’eterna collaborazione con qualsiasi cosa mi graviti attorno…Pula+ l’amore, Pula+ la rabbia…e via dicendo.
Diciamo che il disco potrebbe definirsi Pula+ Niente e Nessuno.


Cosa fa Pula+ nella vita oltre alla musica?

Da piccolo il lunedì sognavo di fare il cantante, il martedì di fare il grafico. I sogni già qualche anno fa sono diventati realtà, ora però dedico quasi tutto il mio tempo alla musica pur mantenendo la passione per la grafica, i miei prodotti sono quasi tutti curati da me, il disco compreso. Inoltre, sono impegnato anche in Tutti Santi, il brand di vestiti che ho lanciato con due amici. Ci sono arrivate le prime t-shirt…sono davvero una bomba.


Sono passati cinque anni dal tuo primo disco da solista (dieci dall’esordio, nda). Cos’è cambiato da allora?

Niente se non una naturale e maggiore padronanza nei miei mezzi, tecnicamente parlando. Le insicurezze, la passione e il mio modo di approcciarmi a questa musica è invariato.


Di niente e di nessuno, cos’è e che messaggio vuol far passare?

Ho deciso di chiuderlo nella title track del disco, più precisamente nel ritornello. “Non me ne frega niente di niente e di nessuno, perché io non sono niente e soprattutto perché io non sono nessuno“. Viviamo in un’epoca in cui tutti siamo azzerati, le star, i politici, non possono più mentire. Sono sotto gli occhi di tutti, ci basta un secondo su internet e siamo capaci di sapere tutte le verità. La gente comune fatica ad avere un futuro, a credere in qualcosa. Quando cammino per strada, leggo i giornali, mi informo, ho come l’impressione che siano tutti nudi, me compreso. Siamo tutti soli e tutti assieme nello stesso momento. Potremmo definirci come persone sole in compagnia.

 

La traccia dell’album che ti rappresenta di più?

Fare questo disco è stato faticoso anche perché tutte le tracce hanno richiesto la mia massima partecipazione. È davvero molto difficile sceglierne una perché il disco è stato concepito in maniera opposta, cioè come un contenitore di una svariata serie di diversi stati d’animo e anche stili musicali. Potrei dirti che Uomini A Metà, Solo io e L’amore Fa Male sono quelle che mi emozionano di più. Mi Prendo Giallo è la traccia in cui mi sono sentito più libero, è stato liberatorio fare quel pezzo, nel modo in cui ho scelto io. Cambiare Le Cose è la traccia che mi fa sentire più cazzuto.


Chi sono gli “uomini a metà“?

Tutti gli uomini che non riescono a proseguire il loro percorso, a saltare gli ostacoli, a realizzarsi completamente. La maggior parte della gente si sente incompleta. In tanti hanno perso la voglia di sognare, ormai sognare sembra un’idea infantile, a tratti patetica. Invece è la nostra unica eterna ancora di salvezza. È difficile fare i conti al giorno d’oggi con quello che sei, rispetto a quello che sognavi di essere. Come è complesso anche inseguire i propri sogni. La gente ti guarda male, tutti pensano che tu stia perdendo tempo, dai tuoi datori di lavoro arrivando alla tua famiglia. Lottare è sempre la risposta giusta, ma il prezzo da pagare è la solitudine, perché nessuno capisce cosa tu stia facendo. La gente ti consiglia di accontentarti di quello che hai, spingendoti inevitabilmente nella loro triste realtà, per sentirsi meglio con se stessi.


Fabri Fibra è uno dei tuoi più grandi estimatori e avete collaborato insieme diverse volte. Come vi siete conosciuti e che opinione hai di lui dal punto di vista artistico?

Ci siamo conosciuti durante un contest nel quale ho vinto, dopodiché abbiamo approfondito la conoscenza, sia direttamente io e lui, sia attraverso Paola Zukar, la sua manager, altro personaggio fondamentale per la mia crescita artistica e professionale.

Secondo me Fabri ha bene chiaro quello che un artista dovrebbe fare sempre, cioè rompere gli argini, stupire, non essere ripetitivi, precorrere i tempi e creare un filo diretto con l’ascoltatore.


Cinque aggettivi con i quali descriveresti Pula+ e perché.

Proprio non ce la faccio, sono fermo a questa domanda da 5 minuti. Se fossi capace a risponderti probabilmente non avrei bisogno di fare i dischi!


Cinque aggettivi con i quali invece descriveresti Di niente e di nessuno e perché.

Quando penso al disco mi viene in mente la carne cruda, quella ai supermercati. La guardi e da un lato ti fa senso, dall’altro ti fa gola. Forse è più buona da mangiare che bella da vedere, non si interessa di cosa pensi di lei, perchè arriva già da un passato feroce. È lì pronta per essere mangiata, il suo destino è quello.

 Immagine anteprima YouTube

Nella scena italiana, quali rapper segui particolarmente?

Fabri, Dargen, i Two Fingerz, i Cor Veleno, Marra, Salmo, Rancore, Dulcamara. Ce ne sono tanti altri…io sono curioso per natura.

Ho anche una passione morbosa per i nuovi talenti, anche per i nuovi incapaci. Passo serate su Youtube a guardare i video rap italiani.


I tuoi cinque artisti preferiti di sempre (anche internazionali e al di fuori del rap).

Te ne dico uno: Freddie Mercury. Quando ho iniziato ad ascoltarlo era morto da poco, e ho ripercorso la sua carriera a ritroso. Con lui ho scoperto il mondo delle rockstar; ho scoperto un musicista d’eccellenza, un artista eclettico. Ma in lui ho visto anche l’uomo in tutta la sua naturale debolezza, guardavo con la mano davanti agli occhi i suoi ultimi video, quando la malattia lo stava uccidendo. Da lui ho imparato tanto, gioie e dolori, per me seguire lui è stato come leggere un libro dall’inizio alla fine.


Ci sarà un tour? Dacci qualche data.

Il 21, giorno d’uscita dell’album, sarò in Feltrinelli a Torino per uno showcase. Dopodichè le date dobbiamo ancora pianificarle bene, al momento posso dirti per certo che il 3 Marzo suonerò a Milano, il 16 a Bellinzona. Il resto lo stiamo chiudendo.


Ti saluto e ti ringrazio per il tempo concesso. Vuoi aggiungere altro?

Sì, abbiate il coraggio di ascoltare buona musica. So che di questi tempi ci va del fegato, perché ascoltandola ci si mette in gioco, e di questi tempi in molti hanno perso questa abitudine.

Ciao!

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