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Pd, a piedi nudi nel dramma

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Il Pd continua a non azzeccarne mezza. Fallita miseramente la candidatura di Franco Marini al Quirinale, stamattina era stato proposto Romano Prodi. Ma, nemmeno qui, il partito di Bersani appariva compatto. Tra chi sosteneva D’Alema e chi Rodotà, il risultato migliore auspicabile era quello di ottenere almeno 430 preferenze, incrociare le dita  e sperare nel miracolo divino.

Archiviata la terza votazione, dove servivano ancora i due terzi del Parlamento per eleggere il Presidente della Repubblica (utopia solo pensarlo, per gli evidenti motivi esposti più su), alla quarta – dove serviva la maggioranza assoluta, quindi il 50% +1 – il Pd ha giocato la carta Prodi. Non l’avesse mai fatto.

Da qui, ha avuto inizio la tragedia. I membri del Pdl andavano di tg in tg a ribadire che – per loro – Prodi era il male assoluto. Nel frattempo, tutto intorno era Armageddon. In aula, infatti. si consumavano due drammi:

  • La Boldrini, dopo aver notato l’elegante maglietta della Mussolini con la scritta “Il diavolo veste Prodi”, le chiedeva gentilmente di accomodarsi fuori e, come sobria risposta, si vedeva puntare un indice in faccia al grido di “Io sono senatrice“.
  • Il Pd – nel segreto dell’urna – continuava a sfasciarsi come un rotolo di carta igienica in un lavaggio auto.

L’idea del Pd, dopo aver mandato a strabenedire l’accordo con il Pdl su Marini (proponendolo al centrodestra poco prima di decidere di non votarlo), probabilmente era quella di candidare un nome condiviso anche dal Movimento Cinque Stelle, in modo da poter contare sul loro sostegno ed eleggerlo alla quarta votazione senza bisogno dei voti del centrodestra. Bersani, stamattina, si è così svegliato con l’intuizione geniale di buttarsi sull’ottavo classificato alle Quirinarie dei pentastellati. Quelli chiedevano il voto per Rodotà, e lui gli proponeva Prodi. Tanto, era nella rosa dei favoriti dei grillini. L’avrebbero votato sicuramente. Matematico, no? No.

In sintesi. Prodi ha preso la bellezza di 395 voti. È rimasto Sotto i 400 e sotto ogni più nefasta aspettativa. Ben 100 voti in meno del quorum. E il Pd ha bruciato come fosse carbonella anche il suo secondo candidato.

Non resta che aiutare Bersani a scegliere il prossimo nome da proporre. Superman, Topolino o magari Tex. Non lo so, ma fate qualcosa. Aiutatelo, sul serio. O magari adottatelo. Ma fate presto.

Nel frattempo, possiamo ricavare le seguenti considerazioni:

  1. Rodotà, a Bersani, ricorda qualcuno che l’ha picchiato da piccolo.
  2. Pd è l’acronimo di PsicoDramma.
  3. Prodi sta tornando in fretta e furia dal Mali. Inutilmente.
  4. Non c’è speranza (ma lo sapevamo già).

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