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Nico Royale racconta “Ghetto Stradivari” :”‘arte del ghetto è nobile, soprattutto quando trasuda verità ed impegno .. “

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1- Intanto benvenuto! Ci affascina parecchio il mondo reggae … tu come lo hai scoperto? 

Oltre una cassetta di Bob Marley fra quelle di Guccini e Pino Daniele che i miei tenevano nel mobile dello stereo, il mio angolo preferito in casa, a 14 anni andai a Londra in vacanza studio e la mia famiglia ospitante, nel loro mobile della musica aveva un vinile di Toots & the Maytals, glielo consumai. Da allora, dopo un periodo come batterista punk, ho sempre ascoltato ed amato le vibrazioni mistiche del reggae sound, prima formando un sound system, Casalypso, con alcuni amici della scuola e con una band, i Babà Sound e poi da solo con il nome di Nico Royale. Il mio background sono le feste pirata sui colli e poi sulle scogliere salentine e quando sono stato per la prima volta in Jamaica, nel 2005, ho capito che la reggae music è proprio questo. Si ascolta per strada, o in spiaggia, o sulle montagne, sotto le stelle o in un club. E mi fa sentire libero.

2 – Nico da pochissimo é uscito il tuo nuovo disco ufficiale, Ghetto Stradivari. Titolo e copertina ci incuriosiscono parecchio ….

Mi fa piacere di avervi incuriosito. La copertina è una chiara citazione dei Clash, una delle mie band preferite, soprattutto per l’attitudine ribelle e l’ impegno a sostegno della causa antirazzista e rivoluzionaria. Per il titolo invece ho voluto mettere insieme due termini apparentemente antitetici “Ghetto” e “Stradivari”. Per Ghetto non intendo solamente il Bronx di New York o il Gully Side di Kingston, ma tutti quei luoghi in cui fare arte, musica o cultura è difficile. In cui mancano opportunità. E in cui tutta le gente sembra omologarsi e seguire una corrente mentre tu sei l’ unico che vorrebbe altro e sei costretto a combattere e ad uscire da quel contesto per poterti esprimere. Stradivari invece è il celebre costruttore di violini di Mantova (anche se in realtà i migliori liutai erano a Bologna) e rappresenta appunto la nobiltà dell’arte. Ecco secondo me anche l’arte del ghetto è nobile, soprattutto quando trasuda verità ed impegno in ogni sua nota e parola.

3 – Cosa c’é di diverso in questo disco rispetto ai due precedenti?

La prima differenza che salta all’ occhio è che questo disco è stato prodotto da un’ etichetta indipendente, la Trumen Records di Torino. E’ la prima volta per me e sono molto contento di questa collaborazione. Erano anni che pensavo di meritare un contratto discografico soprattutto perchè penso che oggi la difficoltà, nonostante tutti i mezzi tecnologici di cui disponiamo, sia quella di arrivare ad un pubblico ampio. Detto ciò “Ghetto Stradivari” è un disco più maturo rispetto ai precedenti,il naturale punto di arrivo (per ora!) di un cammino iniziato nei primi anni duemila dove ancora trovare uno studio in cui registrare non era così facile come oggi. Ho lottato per arrivare qui. E per arrivare alla pubblicazione di questo album c’è stato un grosso lavoro dietro sia con la Trumen Records, sia con B.Dub aka Marco Fioretti & Matteo Magni, con il quale il lavoro è iniziato qualche anno prima. Lavoro di suoni e di parole. Nottate passate a scrivere (io) e a mixare (Marcone) . Poi è arrivato Roberto Di Stefano ad un nostro concerto a San Leone (Agrigento) e mi ha proposto un contratto discografico. E li è iniziato tutto.

4 – Parlami un pò del video che lo ha accompagnato “Vorrei”. Come mai proprio questo singolo é uscito contestualmente al disco?

Vorrei è un pezzo d’ amore, scritto su una base che viene dagli anni d’ oro della musica giamaicana, in pratica un rifacimento del classico “Really Toghether” di Bob Andy e Marcia Griffiths, uscito nei primi anni 70. Il video è stato girato da un bravissimo regista siciliano ma residente a Bologna, Giuseppe Petruzzellis, per Aplysia Film. La fotografia per me è devastante! Mentre la produzione musicale è di Mene di Trumen Records. Mi piace vedere questo brano come un mix fra il suono della label giamaicana Studio One e il canto italiano con un po’ di sapore anni 60. Il pezzo è rotts ma anche pop, per questo è diventato il singolo dell’ album. Ditemi che non sarebbe rilassante e bello da sentire in radio…

5 – E prima di “Vorrei” ne sono usciti altri due …. ti va di dirci qualcosa?

Si il primo singolo, possiamo definirlo una preview del disco, è uscito circa un anno fa ed è un brano la cui produzione è stata affidata al duo di produttori baschi “Revolutionary Brothers”. Oltre al video girato durante un tour in Salento è uscito anche il 45 giri e questo, per me che vengo da un epoca in cui il reggae si suonava ancora con i giradischi, è un motivo di orgoglio.Il secondo singolo invece è stato Supermarket Love, prodotto da Keezy di Trumen Records. E’ un pezzo dancehall, molto orecchiabile e ballabile ed ha anche avuto un discreto successo tanto che qualcuno, quando giro per strada, me lo canticchia.

6 – Quali sono i temi che troviamo dentro al disco?
Come ho già detto varie volte amo la reggae music perchè storicamente è nata per parlare della realtà di tutti i giorni, dei nostri sogni, speranze, problemi, amori, di quello che succede in campagna o in città. In “Ghetto Stradivari” affronto vari temi, forse parlo più di amore rispetto a “Illegale” e “ Singa” perchè finalmente ho sdoganato anche il “lovers rock” in Italia o almeno ho le spalle abbastanza grosse per potermi permettere di esprimere ciò che voglio senza che nessuno possa toccarmi con insulti e frecciatine. L’ importante però, ed è una cosa rara da trovare oggi sia nel reggae che ahimè a volte anche nel reggae, in misura minore, è che io cerco sempre di cantare e di parlare di cose che vedo, che so, che vivo. Non mi invento gangster se non lo sono. Dico la mia in maniera sincera. Questo è il mio manifesto, è quello che cerco di fare e credo che le perosone che ascoltano se ne rendano benissimo conto se uno dice cavolate o cose che sente veramente.

7 – Come nascono solitamente i tuoi pezzi?
I miei pezzi nascono solitamente ascoltando una base, un riddim, che mi ha mandato un produttore, o suonando la chitarra. La prima cosa che faccio è trovare una melodia, canticchio un po, provo a capire come “prenderla”. Molto spesso questa fase dura poco, 10 minuti, ed ho già trovato un ritornello. O una strofa. Se la cosa non mi convince riprovo. Penso sia importante trovare una melodia che colpisca, che “stia sopra” alla base, che convinva con lei in modo perfetto. Dopo passo a mettere le parole su questa melodia. A volte canto in inglese, o patwa, più spesso, fino ad ora, in italiano. Ma penso che si possa cantare in ogni lingua l’ importante, come detto prima, è sentire quello che si dice, non cantare cose perchè “conviene” farlo. La fase di scrittura a volte è di getto, veloce, altre volte, forse la maggioranza, è più lenta, si fa fatica a trovare le parole giuste, poi le cambio, penso, rifletto, a volte per notti e settimane intere, riparto da capo e alla fine, chiudo il pezzo e vado a registrarlo!

8 – Che rilievo ha il Reggae in Italia?
Io sento reggae ovunque, ma il reggae non ha rilevanza. Sento reggae dagli anni 90 con Ice Mc e la hit mondiale “Think About The Way” perchè lui cantava raggamuffin, sento reggae quando sento Enrique Iglesias perchè la base del reggaeton sono il Bam Bam e il Dem Bow, due riddim digitali giamaicani degli anni 90. Accendo la radio e insieme alla star del momento c’è Sean Paul a dare un po’ di movimento alla traccia. Quindi io penso questo che il reggae è fortissimo ed è la musica più adatta a far muovere i culi e gli animi in tutto il mondo ma che non trovi spazio ne in tv ne nelle radio, almeno in Italia. L’ ignoranza la come al solito da padrone nel senso che pochi sanno che senza il reggae e il dj style non esisterebbe forse l’ hip hop. Nessuno cita la fonte e il reggae, che viene da un paese piccolo e povero come la Giamaica, viene spesso relegato a una musica da frikkettoni, o alle canoni di Bob Marley. Ma non è affatto così. Io credo in questo movimento e sono sicuro che prima o poi la verità verrà a galla. Verranno a galla il ritmo e le melodie perchè questa musica, ormai diventata internazionale, è troppo forte per non essere apprezzata da tutti!

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