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Messina – Tra la gente con Renato Accorinti

Renato Accoritni (Ph. Adriano Costantino)

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Ci semu?”. Queste le parole con cui Renato Accorinti ci ha accolto la sera che, per la seconda volta, sono stati ufficializzati i ballottaggi. Tra strette di mano e abbracci, fuori dalla sede, per strada, come fossimo vecchi amici. Quel “Ci semu?” non stava a significare semplicemente “Ci siamo?”, ma anche “Siete con me? Ci crediamo ancora, vero?”. Dentro quelle parole c’era racchiusa una giornata, o forse una vita: la sua. Quella di una persona che ci ha sempre creduto, in tutto ciò che ha fatto.

Così, dopo aver scambiato qualche punto di vista, gli abbiamo chiesto se fosse disposto a rilasciarci un’intervista: è stato subito d’accordo. E allora abbiamo deciso di non limitarci a qualche semplice domanda, ma di seguirlo in una delle tante tappe del suo tour, se così vogliamo chiamarlo, in giro per la città. Quartiere per quartiere: “Sono una persona normale, cammino tra la gente. La stessa gente che mi vuole bene. Mi nutro di questo, mi basta e avanza. È così che vivo e non cambierò vita: quando cominci a pensare che sei qualcuno, hai già perso. Sei morto”.

Un concetto, in particolare, tiene simpaticamente a ribadirlo: “Non mangio da dieci giorni (ride): mi nutro della benevolenza della gente, dei loro sorrisi e dei loro sguardi. Bevo solo un po’ d’acqua e cammino con un medico accanto: prima o poi mi ricoverano, ma sono contento così. Spero di campare almeno fino al giorno dopo il ballottaggio, quando sarò eletto sindaco e avrà vinto la città”.

Renato è uno che, oltre a credere nelle proprie battaglie, crede soprattutto nella gente: “Non si può cambiare nulla ed è fittizio un cambiamento se viene dall’alto. Non è reale. Le rivoluzioni – continua Accorinti -, o per meglio dire le evoluzioni, partono da pochi, ma se il fenomeno non è radicato nel territorio, il cambiamento non avviene. Il cambiamento non è un progetto, né una villetta, ma un fatto culturale. La gente deve capirlo e assorbirlo”. Ed è a questo che ha dedicato vita e carriera da insegnante di educazione fisica, rischiando talvolta anche il posto di lavoro: “Ho sempre parlato ai miei alunni di cambiamento culturale e spirituale. E di come poter cambiare la città. Presidi ottusi mi dicevano che dovevo solo farli correre. Ho risposto che li facevo correre, ma con l’anima. E oggi, molti dei miei alunni, che adesso hanno trenta o quarant’anni, sono tutte persone impegnate nel sociale, per il cambiamento della città. Ed è una cosa straordinaria”.

A tener banco, durante tutta la campagna elettorale, è stata anche la questione relativa allo stipendio da sindaco. Lo percepirà o ci rinuncerà? Questo è un punto che lo stesso Accorinti vuole chiarire una volta per tutte: “Ho già detto che non lo prenderò. L’ho messo per iscritto e ve lo ripeto qui. Se prenderò più soldi, usa questa registrazione: vieni al Comune e buttatemi fuori. Stipendi grossi non ne voglio. Sono un insegnante, quello che percepisco adesso mi basta. Non vorrò un centesimo in più – conclude Accorinti -. quei soldi andranno in un salvadanaio per la città”.

La differenza tra Renato Accorinti e gli altri avversari elettorali? È presto detta: “Loro fanno tante promesse e poi deludono. Dicono che fanno i favori, io no. Può venire mio padre, risorto, e se mi chiede un favore può lanciarsi dal balcone. Favori non ne faccio. Se facciamo i favori, perdiamo tutti. Se lottiamo per i diritti, vinciamo tutti”. Tornando al capitolo promesse, ribadisce: “Ne faccio una sola. Per quarant’anni mi sono battuto come una belva per tante cose, e molte le ho realizzate. La mia forza mentale, da sindaco non potrà che aumentare: mi batterò per tutto quello che c’è da fare. Ecco la promessa: ci batteremo per i diritti di tutti. Poteri forti? Noi saremo forti con i poteri. E lo saremo insieme ai cittadini”.

In un momento storico come questo, in cui l’ideologia sembra morta e i nuovi movimenti  (come il Cinque Stelle, ad esempio) affondano le proprie radici nel malcontento delle persone, c’è una grande differenza tra Cambiamo Messina Dal Basso e gli altri movimenti giudicati (erroneamente?) simili: “La nostra è una filosofia completamente diversa dalle altre. Il nostro movimento nasce toccando le corde più profonde dell’animo delle persone e, in questo modo, tira fuori il meglio da ognuno. Se tutti noi riusciamo a far uscire il nostro meglio, allora possiamo cambiare il mondo. Questa è una rivoluzione culturale e spirituale. In un’epoca in cui la gente, per votarti, si aspetta qualcosa in cambio, noi dobbiamo riuscire a fare un salto culturale. La gente ci ha votato perché è attratta da noi – sottolinea il candidato sindaco -, da quello che possiamo fare, e non perché abbiamo promesso qualcosa. Cambiamo Messina Dal Basso è un progetto aperto, un percorso che coinvolge tutti: una miscela unica. Devono venire flotte di sociologi a cercare di capire cosa abbiamo realizzato”.

Il 23 e il 24 giungo “con un colpo di penna sarete più forti dell’Antimafia. Avete due possibilità: da una parte Accorinti, dall’altra Genovese. Calabrò è un bravo ragazzo, ma dietro di lui c’è Genovese. Se la gente vuole votarlo ancora, è libera di farlo. Basta che sappia dove sta andando a sbattere”.

Alcune parti salienti della mattinata:

Immagine anteprima YouTube

Riprese, foto e articolo a cura di Adriano Costantino con la collaborazione di Simone Messina.

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