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Le 10 cose più brutte dell’estate 2016

salvinirovazzi

22 settembre. L’estate è finita ufficialmente. E su questo non ci piove. Fuori forse sì (le matte risate). Si è già tornati a lavoro. A scuola. A fare i fashion blogger (eh?). Ma cos’è successo di rilevante in questi ultimi quattro mesi? Tanto. Forse pure troppo. Per fare un riepilogo, vi basta usare Google. O aprire la pagina Twitter di uno dei migliaia opinionisti del web. Di quelli che se accade qualcosa nel più piccolo e sperduto paese del mondo, lo twittano in tempo reale manco fosse l’Ansa. Concludendo con “E I GIORNALI NON NE PARLANO!”. E poi, a margine (ma neanche tanto), ci tengono a farci conoscere la loro opinione sull’accaduto. Che quasi sempre è un’opinione di quelle che ti cambia la giornata. Tipo che è colpa delle scie chimiche o minchiate simili.

Ci siamo dilungati anche troppo. Lo scopo di questo post era un altro. Una lista delle dieci cose più brutte dell’estate 2016. Tra i tormentoni estivi, gli Europei, le polemiche sterili e Salvini. Sì, Salvini c’è sempre. Non puoi fare un elenco di cose brutte e non mettercelo dentro. Anche solo per presenza. Anche solo per dignità (la tua).

Premessa: ci tengo a specificare che il seguente elenco non è in ordine meritocratico, altrimenti avrei dovuto mettere tutti all’ultimo posto. O al primo. Dipende da che punto guardi il mondo (cit).

  1. J-Ax e Fedez – Vorrei ma non posto. Una canzone pubblicitaria che diventa “il singolo dell’estate”. Un testo a loro modo profondo (come no) che andrebbe contro er sistema. Però, si dimenticano di dire che di quel “sistema” ormai ne fanno parte anche loro. E se per Fedez sticazzi con il cuore, è invece davvero triste vedere J-Ax finire la carriera tra canzonette, talent show e cornetti. “Se fallisco faccio il muratore, mica Music Farm”, cantava qualche anno fa. Mi sa che è arrivato il momento di comprargli una cazzuola.

  2. Fabio Rovazzi – Andiamo a comandare. Ecco, nel mondo dei tormentoni estivi trova spazio anche un personaggio come Rovazzi. Fino a prima conosciuto al massimo dai suoi vicini di casa. Un bel giorno si sveglia e pubblica ‘sta roba. Diventa virale. Cambia le regole della musica italiana. Le radio si sentono in dovere di passarla. E ce la sorbiamo per un’estate intera. Non è classificabile come genere, semplicemente perché un genere non lo ha. È un rap (?) che fa il verso al rap. La base è elettronica. Il testo è imbarazzante. Roba che a confronto “Pettinero” de “Il Pagante” sarebbe da premio Tenco (scusa Luigi). Rovazzi ci canticchia che non si droga ed è astemio. Si dimentica però di dire che – in un mondo normale – per riuscire ad ascoltare il pezzo in questione senza avere istinti omicidi si dovrebbe – come minimo – essere strafatti di acidi. A costo di sembrare radical chic, Andiamo a comandare è una cagata pazzesca (cit). Fabio Rovazzi è la risposta italiana a una domanda che nessuno si era mai neanche lontanamente sognato di fare.

  3. Greta Menchi (chi?) entra in Newtopia (eh?). Il problema non è Greta Menchi (chi?) E il problema non è nemmeno Newtopia (eh?). Il problema è il roster di cui dispone la label. Rovazzi, Denny La Home e Greta Menchi. Nemmeno Darth Vader poteva vantare una fedina penale simile.

  4. La maglia numero 10 a Thiago Motta. Di numeri dati a cazzo il mondo del calcio è pieno, ma nessuno aveva mai osato tanto. Vedere quel numero sulle spalle di un giocatore simile è stato un attentato gratuito alla storia del calcio. La Francia ha risposto assegnandolo a Gignac. Il Sassuolo, dopo il mercato estivo, ha seguito questo trend stampandolo sulle spalle di Matri. Se il futuro del numero 10 è questo, abolite quella maglia.

  5. I rigori di Zaza e Pellè contro la Germania. “Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, bene: dimenticate lo stupendo pezzo di De Gregori. Se tiri un rigore da imbecille fatto e finito, è proprio da questo che si giudica un giocatore. Nello specifico caso di Pellè, poi, se fai pure lo spaccone contro il portiere più forte che ti può capitare contro, ti meriti tutta la shitstorm del web che ne conseguirà. Poi magari vai a guadagnare il Pil dell Germania in una squadra cinese, ma nessuno dimenticherà mai il tuo gesto del cucchiaio a Neuer tramutatosi in una pisciatina del tuo chihuahua a lato della porta. Nessuno. Mai.

  6. Il video di presentazione di Walter Mazzarri al Watford. Il momento più ridicolo di un allenatore italiano all’estero. Non lo commento neanche, perché lo rovinerei. Lo trovate qui. Spettacolo puro.

  7. Kevin Durant che passa ai Golden State Warriors. Della serie “ti piace vincere facile?”. Delusione totale. Specialmente se nel 2010 scrivevi questo.

  8. Pokémon Go e gli invece-di-pensare-alle-cose-serie-giocate-con-i-Pokémon. È successo questo: la Niantic ha pubblicato sugli appstore di tutto il mondo Pokémon Go, l’app che trasforma il nostro smartphone in un Pokédex e ci permette di andare in giro per le nostre città a catturare i simpatici mostriciattoli – che a cavallo tra gli anni novanta e duemila hanno popolato i pomeriggi di Italia Uno – manco fossimo a Smeraldopoli. Apriti cielo. I filosofi contemporanei hanno iniziato a vomitare veleno verso chi l’ha scaricata e ha iniziato a giocarci. L’Isis attacca dove e quando vuole e Erdogan svolazza sui cieli europei in cerca di asilo politico mentre in Turchia è in atto un colpo di stato. Tu cosa fai? Stai giocando a Pokémon Go. Dico, sei impazzito? Butta via il cellulare e corri in strada a rendere il mondo un posto migliore. Ah, per inciso, in quei giorni ne ho lette di ogni. “Il mondo va HA rotoli”, “siete CELEBROLESI”, “PULTROPPO CE KI CI GIOKA” e altri tentati omicidi alla grammatica italiana. Capisco che il tempo per voi è poco, impegnati come siete a sfamare i bambini in Africa, ma quando – non so – state al bagno (quei trenta secondi netti che potete concedervi durante l’arco delle vostre giornate tutte summit e ricerca), un libro – uno solo – provate ad aprirlo. Poi sì, magari sentitevi liberi di insegnare al mondo come sventare una guerra nucleare. Però dopo. E in una lingua civile. Grazie.

  9. Salvini che parafrasa e balla “Andiamo a Comandare”. Già il pezzo in questione è quello che è (vedi punto 2), poi ci si mette pure Salvini a farlo suo e diventa una delle cose peggiori di cui l’umanità abbia mai avuto colpa. “Con la ruspa in tangenziale andiamo a governare”. A parte che se vai con la ruspa (così come con il trattore) in tangenziale ti portano in galera senza nemmeno farti scendere dal mezzo. Comunque sia (non) caro Matteo Salvini, nel momento in cui ti abbiamo visto cantare e tentare di ballare “Ho un problema nella testa: funziona a metà” abbiamo tutti esclamato “MA MAGARI!”. Cazzo, Matteo, magari ti funzionasse almeno a metà. E invece niente. Zero. Tabula rasa. Poi, siccome Salvini è Salvini, pochi giorni dopo è uscito anche lo spot di “Noi con Salvini – Messina”. Messina, capite? Sud Italia. C’è gente che vota Lega e sta con Salvini. E ci fa pure lo spot a favore. Ne ho parlato qui e spero (vanamente) di non doverlo mai più fare.

  10. La vagonata di merda che era impossibile non pestare in rete nelle ore successive al terremoto nel centro Italia. Le testate online che davano informazioni errate, la fanatica vegan che parlava di karma perché ad Amatrice hanno inventato l’amatriciana, la conduttrice in posa sotto una trave per spiegare come difendersi dal terremoto, i selfie del marito sconosciuto di una totale sconosciuta di fronte alle macerie per dire io c’ero, le fashion blogger (eh?) che postavano robe su Instagram con espressioni forzatamente preoccupate chiedendo ai follower come stessero, chi chiedeva di donare fotografando il proprio bonifico “COME HO FATTO IO”, chi informava tutti di non donare perché tanto i soldi non arrivano mai a destinazione e “FATE GIRARE”. E poi l’indignazione a comando per la vignetta di Charlie Hebdo che prendeva di mira i costruttori e non le vittime, e la conseguente (quasi)comprensione per l’attentato subito dalla redazione del giornale francese nel gennaio 2015. Non c’è speranza. L’uomo del mio tempo è ancora quello della clava, solo che ora butta in rete la spazzatura (cit).

Prima di salutarvi, vi lascio con una cosa bella. La 73esima edizione della mostra del cinema di Venezia. I nostri Marta e Alessandro ci sono stati: qui trovate lo speciale che hanno curato per Atom Heart Magazine.

Ad maiora.

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