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La “strada” di Francesco De Gregori si riposa sullo Stretto

imageSono passati quarantatre anni, da quando, quella sera, il diciannovenne Francesco cantò Buonanotte Nina, avvolto dall’atmosfera fumosa e vibrante di sonorità internazionale del celebre locale romanesco, che porta il nome di Folkstudio. Una canzone composta di quattro semplicissimi accordi, sequenza invertita di un’armonia scritta da un tale, conosciuto come Fabrizio De Andrè, che aveva parecchio colpito Francesco. La musica rivive una nuova esperienza, non solo attraverso un percorso armonico inverso, ma soprattutto tramite una neonata, originale storia: quella di Nina .

Da quell’imprecisato giorno del 1970,  il palco divenne la seconda casa del giovane finemente barbuto, dal naso affilato, e gli occhi che guardano, lontano. Come costante e materna presenza, la chitarra; come compagni instancabili di una lunga strada, i pensieri, le storie, gli eventi. E sotto tutto questo, la musica, instancabile e perpetuo alito di vita.

Tra esattamente una settimana, a quest’ora, Francesco De Gregori starà calcando le tavole lignee del Palacultura di Messina, grazie al lavoro della già citata Euphonya imageManagement, meritevole di plauso da parte della cittadinanza, per il fatto che s’impegna a rendere Messina aperta e attenta alla musica, dei grandi e dei piccoli, dei vecchi e dei giovani, degli ascoltatori tutti.
Francesco sarà sul palco, raccontando, cantando, emozionando. Narrerà della tradizione, della sua strada, parallela a chissà quante altre, diversa da chissà quante altre. Un solo compito avrà il pubblico: ascoltare. Tutto ciò che a quest’attività, tanto scontata quanto mai banale, è collegato, verrà da sé. Noi, saremo lì, come sempre, confusi tra la folla, immersi nel mare magnum di sensazioni catartiche che solo una platea, dai tempi delle arcane scalinate del teatro greco, sa dare. Saremo lì, per ascoltare, per poi, raccontare.

 

 

Buonanotte amore, buonanotte Nina,

ti vedrò nei miei sogni per scordarti la mattina

Se un giorno sarò triste e ti vorrò vedere

ti troverò cercandoti nel fondo di un bicchiere,

ti troverò cercandoti nel fondo di un bicchiere.

 

Tutto vestito a festa, il viso ben rasato,

ho sognato di entrare nel tuo castello alato.

Parlavo con tuo padre, giocavo coi bottoni,

rinnegavo in un momento la mia stirpe di cafoni,

rinnegavo in un momento la mia stirpe di cafoni.

 

Nina non devi piangere, ti prego, anima mia,

volere bene a me sarebbe una pazzia.

Come principe azzurro è meglio un professore,

che ti darà il suo nome con un pizzico d’amore,

che ti darà il suo nome con un pizzico d’amore.

 

Lo sai che sono solo un povero straccione,

senza dimora fissa, senza reputazione.

Un giorno verrà un altro, più giovane e più bello,

che avallerà il suo amore regalandoti un anello

che avallerà il suo amore regalandoti un anello.

 

E quando andrai all’altare, in un giorno di maggio,

avrai già ritrovato la gioia ed il coraggio.

E quando gli invitati daranno mano al riso

avrai dimenticato le mie labbra ed il mio viso

avrai dimenticato le mie labbra ed il mio viso

 

E scenderà la notte sul tuo letto di sposa,

un letto ricoperto di petali di rosa.

Ed io vestito male, io con le scarpe rotte,

starò di sotto a dirti “amore, buonanotte”

starò di sotto a dirti “amore, buonanotte”

 

Buonanotte amore, buonanotte Nina,

ti vedrò nei miei sogni per scordarti la mattina.

Se un giorno sarò triste e ti vorrò vedere

ti troverò cercandoti nel fondo di un bicchiere

ti troverò cercandoti nel fondo di un bicchiere

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