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La Recensione: Siruan – Brividi

“Brividi”: rap in chiave melodica contaminato coi generi più vari, dalla musica popolare al rock, dalla classica alla dance. In tutti i negozi di dischi ed in digital download a partire dal 30 marzo!

Matteo Gracis, in arte Siruan, ha iniziato ad avvicinarsi alla musica rap nel 1996. Alcuni anni dopo, attraverso un processo del tutto naturale, ha sentito la necessità di creare qualcosa di proprio, soprattutto per quanto concerne la scrittura dei testi. Nel ’98 incide il primo mixtape, nel 2000 il primo demo e nello stesso anno comincia a farsi le ossa con i primi live.

Si nota fin da subito che il suo rap è contaminato da vari generi e si mescola benissimo con altre culture musicali, quali il rock, il reggae, la dance e persino la musica classica. Il nuovo album “Brividi” è proprio una raccolta delle migliori produzioni dal ’99 a oggi riarrangiate.

L’album in sé è un po’ una sintesi dell’evoluzione musicale di Siruan durante tutto il corso degli anni e della carriera. Gli argomenti affrontati sono vari, girano intorno all’attualità, all’amore, alle riflessioni personali.

Troppo tardi” e “Ombre nel deserto” sono sicuramente i due brani dove le riflessioni e, soprattutto, la personalità dell’artista emergono al meglio e il tema diventa più serio, per così dire. Non manca, però, l’ironia, come in “Evviva l’Italia”, “Ho trovato le parole” e “Scusa se faccio rap”, dove le rime taglienti si mescolano alla perfezione con le basi musicali.

“Evviva l’Italia” è sicuramente il brano che colpisce subito. L’ironia, stavolta, prende di mira l’Italia e la sua classe politica, raccontando e descrivendo la situazione in cui versa il Paese ai tempi dei 150 anni dell’Unità. Il tutto, è accompagnato da una base che raccoglie in sé i fonemi e le connotazioni del folk, amalgamandosi ai tipici toni del rap.

“Scusa se faccio rap”, per certi versi, abbatte quelli che sono i luoghi comuni del rap. Punta a far capire che per fare questo tipo di musica non occorre obbligatoriamente “fare brutto” o “spaccare tutto”, mettendo comunque in chiaro di non essere quel che comunemente si definisce un “figlio di papà”, ma avere contenuti e saper farli arrivare a chi ascolta: “Scrivo ciò che vivo e poi vedremo chi fra qualche anno sarà in giro”.

Ragazzi di oggi”, invece, ci fornisce un confronto tra gli anni ottanta e i tempi moderni, nello specifico evidenzia come sono cambiati i modi di vivere e di pensare, portando la società a un’evoluzione non troppo positiva.

Nel complesso, si tratta di un album che risulta fin da subito gradevole all’ascolto e mai noioso, grazie anche alle produzioni musicali melodiche. Al tempo stesso, si fa notare anche per i testi riflessivi, mai banali e divulgativi.

Il disco è, per altro, impreziosito dal lavoro di Maurizio “Irko” Serra, già vincitore di un doppio disco di platino grazie alla collaborazione con Jay-Z e al mastering effettuato allo storico Sterling Studio di New York.

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