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Intervista ai The Wah Wah, giovani promesse del rock italiano

Tanto funk e tanti Red Hot Chili Peppers, una spolverata di Pink Floyd e U2, conditi da un bel po’ di swing nella voce e da una chitarra che ricorda Tom Morello. Sono questi gli ingredienti principali dello stile dei The Wah Wah, giovane rockband romana, che oltre ad avere grandi ispirazioni, ha saputo raggiungere in breve tempo risultati enormi.

IMG_8464PICIl quartetto, composto da Lorenzo Petarlin alle tastiere e alla voce, da Andrea Carbotti alla chitarra, da Emanuele Floris al basso e da Fabrizio “Batterizio” Coppola alla batteria, nasce nel 2011 a Roma. In due anni i ragazzi riescono a portare a casa il terzo posto dell’Emergenza Festival sul leggendario palco dell’Alcatraz di Milano, dopo aver vinto l’Emergenza Lazio grazie ad una serie di esaltanti performances nella capitale.
Alla fine del 2013 lanciano il loro primo lavoro, Modern Vintage EP, che verrà presto presentato a Berlino con una data al Fritzclub, il prossimo 8 marzo.

Wah wah coverL’Ep conta cinque pezzi, i primi ad essere stati composti dalla band, dalla struttura complessa e dagli arrangiamenti originali. Come detto in apertura, è stupenda l’alchimia tra i vari stili musicali, miscela che va a creare atmosfere rarefatte, nelle quali il delay e i synthpad sono protagonisti, sulle quali si staglia un impianto musicale molto ben congeniato. L’impressione all’ascolto è quella di trovarsi di fronte a molte “citazioni” che rimandano, appunto, ai gruppi più disparati della storia della musica, ma che i quattro ragazzi riescono sapientemente a mantenere indipendenti in un’atmosfera pop/rock, dimostrando una non comune maturità compositiva. Altra facile sensazione è quella di stupore di fronte a una scelta di accordi e di armonie che, pur rimanendo in ambito pop, e quindi orecchiabile, è poco comune e molto originale. Ne è chiaro esempio “My War” (allegata alla fine dell’articolo), quarta e, secondo me, migliore traccia del lavoro, che racconta di un disertore durante una guerra e che vanta un riff di chitarra che rimane per molto nelle orecchie dell’ascoltatore.

Abbiamo intervistato i The Wah Wah per voi.

IMG_8380picD: Partiamo dal vostro stile musicale: potreste elencare a chi più vi ispirate nel suonare sia come singoli, che come gruppo?
R: 
La peculiarità dei The Wah Wah è che forse non si può parlare di ispirazione a livello di gruppo: sin dall’inizio infatti abbiamo dovuto fare i conti con gusti e tendenze musicali diverse, quasi opposte, di ognuno di noi. Per esempio le chitarre derivano da forti influenze funky (come Red Hot Chili Peppers, Jamiroquai, James Brown) cui si mescola un gusto per il riverbero e un massiccio uso del delay, che rimandano ad artisti come The Edge degli U2 e David Gilmour dei Pink Floyd. Di stesso gusto è la batteria, affiancata però nella sezione ritmica da un basso più aggressivo, con uso frequente di distorsioni ispirato principalmente a Rage Against The Machine e Muse. Voce e tastiere partono da un gusto più classico, affiancato da influenze Pop/Jazz che rimandando ad artisti come Michael Bublè, e infine gli onnipresenti Beatles come punto di riferimento principale. Filo conduttore del sound è il la pulsazione funky e il ritmo movimentato, che rendono le canzoni coinvolgenti e ballabili, nel contempo ricercate dal punto di vista armonico.

Wah 2Il vostro EP di debutto, Modern Vintage, contiene cinque pezzi abbastanza diversi tra loro: come avete scelto le canzoni da inserirvi? La tracklist segue un filo conduttore particolare?
Nel “Modern Vintage Ep” sono presenti i nostri primissimi lavori, e risentono dell’intenzione di esplorare diversi generi e tendenze per arrivare a maturare un sound che sintetizzi questa ricerca, a cui stiamo gradualmente arrivando. I pezzi dell’Ep ci accompagnano sin dalla nostra nascita e sono cresciuti con noi. Li abbiamo toccati e ritoccati e nella tracklist seguono questo percorso cronologico, quasi ad indicare i capitoli della nostra storia.

Chi di voi scrive i testi, chi le bozze da cui partite per arrangiare le canzoni? Qual’è la vostra “ricetta” per la stesura completa di un pezzo? Da cosa partite?
Nel gruppo col tempo ognuno è arrivato ad assumere un ruolo ben preciso: Andrea (chitarrista, nda) e Lorenzo (voce e tastiere) sono i “parolieri” del gruppo e addetti alle melodie, alla sezione ritmica spetta invece armonizzare le diverse idee, componendo la struttura di fondo che armonizza il tutto. I testi per la maggior parte vengono dopo la linea vocale e spesso attingono da vecchie idee rimaste nel cassetto e riadattate alla situazione. L’ingrediente principale resta comunque l’improvvisazione: spesso l’idea giusta viene fuori dal nulla, oppure partiamo dall’idea del singolo per poi costruivi sopra il resto. Attingendo a fonti musicali variegate, le diverse parti del pezzo possono andare incontro a problemi di omogeneità, e in questo hanno ruolo fondamentale Emanuele e Fabrizio, che hanno il più delle volte l’intuizione geniale per ben legare il tutto.

L’energia che trasmettete dal vivo vi ha permesso di calcare palchi importantissimi, e presto farete la vostra prima esperienza live all’estero. Quale pensate sia il vostro punto di forza sul palco? Qual’è la cosa su cui lavorate di più nelle prove quando preparate un concerto?
Alla base di ogni nostra canzone sta l’idea della sua resa live. Questa idea accompagna ogni pezzo dalla sua primissima bozza fino ai ritocchi finali. Spesso ci è stato detto che le nostre canzoni dal vivo hanno un altro sapore, un altro impatto. E’ sotto un palco che vanno ascoltati gli Wah Wah, è sotto un palco che va apprezzato il muro di suono, la cosiddetta “pizza in faccia” che tanto cerchiamo in sala prove. Dal vivo ci lasciamo sempre trascinare dal momento e questo viene percepito anche dal nostro pubblico, sempre al centro delle nostre esibizioni e pronto a rispondere al nostro entusiasmo.

The Wah Wah 1I vostri concerti sono spesso integrati da videografiche: avete lavorato personalmente alle trame dei vostri visuals? Se sì, qual’è l’idea alla base dei vari video, che storie raccontano?
Per la realizzazione delle videoinstallazioni il punto di svolta è stato l’incontro con dei “giovani folli”, impegnati anche loro nel mondo della musica e della grafica: i ragazzi di Experience Visual Arts. La collaborazione è cominciata quando casualmente hanno assistito a un nostro concerto, al termine del quale abbiamo avuto il piacere di conoscerli. Abbiamo lavorato insieme alla realizzazione dei visuals, di modo che coincidessero il più possibile con l’idea alla base dei pezzi. Le nostre storie attingono dalle realtà del nostro mondo, vanno dal rapporto uomo-donna nel lato più passionale e aggressivo, fino a sfociare nella “violenza“, all’alterazione di coscienza. A volte spaziano in altri temi come il rapporto problematico individuo-società oppure, come nel brano “My War”,del dramma nella storia di un disertore durante una sanguinosa guerra.

Avete incominciato la vostra avventura insieme come cover band. Nonostante i vostri live siano centrati sulle vostre canzoni, vi ho visto arricchire le setlist con alcune cover. A quali canzoni avete lavorato di recente e quali vi piacerebbe proporre in futuro?
Nei nostri live tutto quello che non è strettamente di nostra produzione viene comunque reinterpretato nel modo più originale possibile. Brani come “October” degli U2, che riproponiamo spesso dal vivo, ci hanno segnato particolarmente e hanno influito sul nostro stile e sulla nostra musica e non potevamo non omaggiare questi capolavori, interprentandoli con riarrangiamenti che riflettano il più possibile il nostro modo di percepirli.

IMG_8365picProgetti futuri? Avete intenzione di tornare un studio a breve? Avete del nuovo materiale inedito?
Le tracce del nostro “Modern Vintage Ep” sono solo una piccola parte del nostro repertorio e rappresentano la fase più “primordiale” della nostra storia. Crediamo che il sostanzioso materiale inedito che attualmente proponiamo live esprima in maniera più definita la forma musicale che stiamo gradualmente raggiungendo. Ci sentiamo in continua crescita e  quindi fiduciosi in lavori futuri, come un album completo o un videoclip. Per la cura che dedichiamo alle nostre tracce amiamo lavorare con calma a ogni idea, senza fretta. Per ora siamo impegnati nella promozione del nostro Ep ,ma costantemente proiettati verso nuovi lavori e orizzont.

Potete trovare i The Wah Wah tramite i link sottostanti. Allego anche “My War”, la canzone citata all’inizio dell’articolo.
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Ringrazio il fotografo di Experience Visual Arts per averci prestato l’attrezzatura per le fotografie dell’articolo ed il mio amico Simone La Fauci per averne scattate alcune.

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