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Intervista ai The Avalanche Diaries, ve li facciamo conoscere

Oggi siamo qui per presentarvi i The Avalanche Diaries, band metalcore romana dai riff taglienti e dai breakdown cattivi, con una vena hardcore invidiabile e ritornelli dalla voce pulita più che valida, che si sta facendo strada nella scena della capitale a suon di live di gran livello e, tra breve, con il loro primo full length.

Verrà presentato infatti il 21 Settembre prossimo, al Traffic Club di Roma, il loro primo album Hic Sunt Leones, per la cui recensione dovrete aspettare qualche giorno dopo Venerdì, giusto il tempo di acquistarlo e di consumarlo per benino.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistarli prima di questo importante giorno per loro e, a rappresentanza del gruppo, c’è per noi Filippo Pacciarella, batterista degli Avalanche.

Ma andiamo a scoprire questa band!

Presentatevi al pubblico di Atom Heart Radio… come sono nati i The Avalanche Diaries?

Gli Avalanche sono nati dalla voglia di Gabriele Sampieri, Gabriele Filardo e mia ( Filippo Pacciarella ) di suonare insieme e fare buona musica da condividere con la gente.

Dopo un tentativo miseramente fallito di completarci, abbiamo poi trovato in Alex De Gregorio e Jacopo Cianella gli ingredienti che mancavano a questa squisita ricetta.

I The Avalanche Diaries al completo

E’ il vostro primo full length, come vi sentite e quanto avete messo di ognuno di voi in questo album? Parlateci brevemente di Hic Sunt Leones…

Principalmente scrivere questo disco è stato un po’ come un viaggio, ed è stato talmente appagante da non farci rimpiangere nemmeno uno degli sforzi che abbiamo fatto per renderlo reale e poterlo condividere.
Sono sicuro di parlare per la band quando dico che tutti hanno dato tutto, dal tempo, alla voglia, alla passione, fino all’esaurimento mentale e fisico. Il fatto è che è questo che ci piace fare ed è questo che ci fa sentire vivi, una famiglia.
L’album in se è nato dalle ceneri di tre nostri pezzi che ci siamo sentiti in dovere di inserire insieme a tutte le altre, tra cui anche “Worthy To Me” che è stata la prima vera nostra “hit” (se di hit si può parlare).
E’ stato un percorso lungo, specie per la scelta dei brani, ma alla fine possiamo dire di essere soddisfatto di ogni pezzo scelto e composto, dal primo all’ultimo.
E’ una di quelle cose che vuoi fare prima di morire e ora finalmente posso mettere nella mia Cdteca un disco della mia band.

Da quali gruppi prendete ispirazione, quali sono i vostri idoli?

Da questo punto di vista quando abbiamo iniziato eravamo un disco abbastanza eterogeneo ma con l’andare del tempo abbiamo cominciato a farci piacere gli stessi gruppi e soprattutto gli stessi generi.
Per quanto mi riguarda i gruppi che mi hanno cresciuto musicalmente sono stati i Dream Theather e gli Avenged Sevenfold, ed è poi a partire da loro che sono caduto nella gigantesca spirale del metal e della ricerca di suoni sempre piu’ pesanti.
Per citare quelli che poi mi hanno avvicinato al metalcore e post hardcore posso dire gli Atreyu, gli Still Remains, i The Used, i The Devil Wears Prada.

Come è organizzato il lavoro, chi scrive la musica, i testi ecc…

In questo senso siamo una band molto atipica, dato che per Hic Sunt Leones mi è capitato di piombare in casa dei miei chitarristi con una canzone intera strutturata in testa e delle lyrics alla mano, che non abbiamo fatto altro che transformare in canzoni (vd. “16 Days Of Light” o “Gehenna”).
Di base, ho scritto praticamente tutti i testi e probabilmente si nota un po’ il fatto che sono stati scritti dalla stessa persona.
Per il resto nella nostra scrittura siamo molto creativi e aperti. Portiamo idee il giorno delle prove e non facciamo altro che mixarle e migliorarle fino a che non ci riteniamo soddisfatti. E non siamo tipi che si accontentano facilmente, anche perché siamo molto critici con noi stessi.

Perchè la scelta di questo logo come simbolo della band? 

Come premessa dovrei spiegare la scelta del nome che, per inciso, può essere considerato anche poco personale, ma è qualcosa che

Clip tratta dal video di Worthy To Me

 ci ha colpito subito nella pronuncia e nell’effetto che fa quando lo si considera un nome di una band.
E’ stata una mia proposta e probabilmente perché in quel periodo stavo parecchio in fissa per disastri sulla neve, catastrofi naturali etc. ho pensato a quei diari che chi si ritrova solo, sopravvissuto magari ad un disastro, si ritrova a scrivere per non perdere la cognizione del tempo che passa o semplicemente per non impazzire.

Il logo è stato partorito dalla mente di mio cugino Andrea Fiori che, essendo grafico, non ci ha pensato due volte nel darci il suo aiuto e il suo tocco per caratterizzare la band (anche perché lui è il nostro fan numero uno!). Volevamo una cosa semplice ed è uscita questa A molto sottile con questa D in orizzontale quasi come fosse una lama. Speriamo che vi piaccia cosi’ quanto piace a noi.

Cosa volete dire in generale nelle vostre canzoni, cosa volete trasmettere al pubblico che vi ascolta e vi viene a vedere dal vivo?

Avendo scritto la maggior parte dei testi posso dire che nelle nostre canzoni si parla spesso di amore per una donna, di quanto bruci, di quanto possa far stare male, ma di quanto poi alla fine sia una cosa indispensabile da provare per sentirsi vivi , come in Worthy to me.

Un altro tema preponderante è il sentirsi fieri di quello che si è, come nel testo di “We Are”, e di come sia importante avere delle persone importanti nella propria vita con cui condividere soprattutto le gioie, e abbiamo cercato di comunicarlo soprattutto nell’unica canzone del disco con una collaborazione all’interno (“Simul stabunt, Simul cadent”): Davey, dei Fear The Sirens, nostro grande amico, ha colto a pieno il significato della canzone e l’ha implementata con delle guest lyrics da panico.
Ovviamente il nostro obiettivo è di cercare di riuscire a migliorare anche il nostro modo di scrivere e renderlo piu’ tecnico e magari anche piu’ originale e lontano dai clichè del genere.

 

Artwork di Hic Sunt Leones

Siete in rampa di lancio come uno dei gruppi emergenti più importanti della scena metalcore romana… progetti o aspirazioni per il futuro?

Francamente siamo sempre stati un gruppo concentrato sul fare bene quello per cui una band, di solito, dovrebbe formarsi: suonare.

Un pezzettino del nostro sogno si è gia’ realizzato con questo disco, che speriamo ci dia ancora piu’ soddisfazioni a livello di risposta nella scena romana, e gli altri piccoli frammenti sono il poter far ascoltare la nostra musica a piu’ persone possibile e, chissà, magari un giorno arrivare a quella scena americana che tanto ci affascina e tanto ci nutre con decine di band.

Per noi la musica rimane comunque principalmente come una passione da condividere e come mezzo di aggregazione. Come ho detto poi siamo molto critici con noi stessi e vogliamo sempre migliorarci dal punto di vista dell’essere dei musicisti, per quanto i veri musicisti siano altri.
Per cui lasciamo le apparenze, i clichè, il voler assomigliare a X band a tutti costi, etc. agli altri. Noi pensiamo solo a migliorare e a cercare di produrre musica di qualità che ci renda in una certa maniera unici.

Grazie ragazzi per questa intervista, speriamo di potervi ascoltare e vedere presto sui migliori palchi di Roma e d’Italia!

Per chi fosse interessato a conoscerli meglio, oltre che venire al Traffic Club di Roma questo Venerdì, puo’ andare sulla loro pagina di facebook a questo link.

https://www.facebook.com/theavalanchediaries

Vi rimando a tra qualche giorno per la recensione del disco, Hic Sunt Leones.

E qui di seguito invece il primo singolo della band, Worthy To Me.

Worthy To Me – The Avalanche Diaries

Immagine anteprima YouTube

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