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Intervista ai Greedy Mistress: tra Stati Uniti, Cinema, GG Allin e molto altro

I Greedy Mistress sono una delle più promettenti band underground italiane, suonano un inedito mix di hardcore/punk contaminato da sonorità metal e garage, senza mai però tralasciare la componente melodica. Il loro precedente disco “A compulsive need of you” (2010) ha riscosso forti consensi da parte di pubblico e addetti ai lavori e ha portato la band in tour negli USA e in diversi stati europei (Svizzera, Austria, Germania, Olanda e Belgio). “It Was Fine” è il loro nuovo album, uscito il 21 Marzo 2013 per Slaughterhouse Records in tutti gli store digitali e distribuito in tutto il mondo da Scarey Store. Di tutto questo, ce ne parla Carlo, il batterista del gruppo.

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Partiamo con le presentazioni. Chi sono e quando nascono i Greedy Mistress?

I Greedy Mistress nascono nel 2006 da un’idea mia e del nostro ex cantante. In pochissimo tempo si aggiungono Nino e Gibo e con questo line-up rimarremo attivi fino alla fine del 2008, realizzando il nostro primo disco ed uno split coi defunti Easygirls, oltre ad una serie di concerti nel nord Italia. Nel 2009, rivoluzionando la formazione (rimaniamo solo io e Nino), subentrano Dadi al basso e Mollu alla voce. Con questa formazione esce nel 2010 “A Compulsive Need Of You”, grazie al quale suoniamo in giro per l’Italia, in Europa e nel Midwest degli Stati Uniti. Nel 2011 esce invece il nostro EP “Her Long Way To Redemption”, in continuità con il nostro disco.
Il 2013 è l’anno dell’uscita di “It Was Fine”, che porteremo in giro per l’Italia proprio a partire da questo aprile.

Dalla Brianza agli Stati Uniti. Come ci siete finiti?
Il 6/6/2006 (per chi crede a certe stronzate) abbiamo suonato a Torino con gli americani Urinal Mints. Ci siamo trovati molto bene con loro e abbiamo mantenuto negli anni un ottimo rapporto. Il batterista del gruppo, Bill, è un promoter dell’Indiana e ha aiutato negli anni diversi gruppi americani e stranieri ad organizzare tour nel Midwest. Ci tenevamo a poter fare qualche data oltreoceano, ho contattato Bill chiedendogli una mano. Non avrei mai immaginato che nel giro di poche settimane si sarebbe occupato interamente di tutti i dettagli del tour, organizzando 12 date in 5 diversi stati nell’arco di 15 giorni, senza tralasciare alcun particolare. Grazie a lui è stato possibile vivere senza alcun intoppo una delle esperienze più belle della nostra vita.

Che differenze avete trovato nel pubblico statunitense rispetto a quello italiano? C’è un altro modo di vivere i concerti?
In tutta sincerità quello che mi aspettavo era di trovarci di fronte gente poco interessata. Non siamo andati con chissà quale aspettativa. Eppure l’accoglienza è stata grandiosa, prima, durante e dopo i concerti. Abbiamo conversato con gente veramente curiosa ed interessata, gente che ci ha supportato, che si è divertita per e con noi e che spesso ci ha persino aiutato a riportare gli strumenti sul furgone dopo i concerti.
Raramente ho visto tanto entusiasmo in Italia, anche se devo dire che ultimamente qui a Milano e in Brianza riceviamo un supporto davvero caloroso.
La vera differenza, però l’abbiamo potuta riscontrare nell’eterogeneità del pubblico (e degli eventi stessi). Qui si tende a ragionare sempre troppo a compartimenti stagni: se il concerto è punk allora avrai un pubblico punk, se il concerto è metal avrai un pubblico di metallari, se è rap di rapper. Avere un pubblico eterogeneo è una cosa per cui ci siamo sempre battuti, spesso senza successo. Negli USA abbiamo potuto osservare che la nostra idea non è così tanto fuori dal mondo.

Com’è nato It Was Fine?
Ogni nostro lavoro non nasce a tavolino. Non ci diamo scadenze e non decidiamo in maniera schematica cosa fare. Dopo che è uscito il nostro EP “Her Long Way To Redemption”, nell’arco di qualche mese, abbiamo creato una manciata di nuove canzoni. Con queste canzoni eravamo intenzionati a realizzare un altro EP, tuttavia al momento di stabilire i giorni per registrarle, nell’autunno del 2011, ci siamo resi conto che avevamo materiale sufficiente per realizzare un nuovo album. Abbiamo limitato quindi la nostra attività live per concentrarci sull’arrangiamento ed il perfezionamento dei brani e tra aprile e giugno del 2012, per un periodo complessivo di 15 giorni, abbiamo registrato il disco al Toxic Basement Studio.
Il tutto è stato poi mixato ed infine masterizzato tra dicembre 2012 e gennaio 2013, sempre nello stesso studio.

La copertina di It Was Fine, che è diventata il mio Desktop (così, a caso, giusto per informarvi), rappresenta un cadavere nel soggiorno. Qual è il suo reale significato e perché questa originale scelta?
Ahahah! Se vuoi ti facciamo avere la foto senza il layout, così non hai scritte che disturbano il tuo desktop! L’immagine di copertina è l’esatta rappresentazione visiva sia del titolo del disco, sia della tematica di fondo dell’intero album, il filo conduttore che lega le diverse canzoni. Il punto focale non è però quello della morte violenta, ma ciò che essa rappresenta, ovvero una brusca interruzione, la fine di qualcosa. Inoltre la scelta di un’immagine così diretta sta ad indicare che ciò che narriamo nelle nostre canzoni non ha alcun tipo di filtro.

Immagine anteprima YouTube

Da un primo ascolto, per usare un parallelismo con il Cinema, il vostro sembra un disco “splatter” (anche la copertina aiuta a indirizzarci in questo senso). Impressione corretta o lo definireste in altro modo?
In realtà, anche se la copertina e molti testi lo potrebbero far pensare, il nostro non è un disco splatter. Non lo è sicuramente come alcuni classici death metal o grindcore. Tuttavia la domanda contiene un’importantissima parola: “Cinema”. Le nostre canzoni hanno uno strettissimo legame con il cinema, in particolare con il cinema di genere italiano. Anzi, lo stile narrativo dei nostri testi è maggiormente influenzato da film thriller/gialli, western, noir, polizieschi, horror piuttosto che dalla musica hardcore o punkrock. Direi che questo è piuttosto un disco “noir”, se dovessimo rifarci al parallelismo con il cinema. Tuttavia ogni testo ha dietro di sé un significato più “profondo”. La scelta delle tematiche e del registro linguistico, sono piuttosto un mezzo per rendere il tutto più coinvolgente (al pari del cinema di genere). Celate dietro queste storie violente e/o sarcastiche ci sono tematiche quali la perversione, l’insicurezza, la frustrazione, la difficoltà di comunicare ed una rappresentazione cupa e negativa della società. Ci tengo a sottolineare che il tutto è narrato, non sono mai presenti giudizi di valore. Ognuno può tirare le conclusioni che vuole, o non tirarne affatto e prendere i testi così come sono…

In passato, avete coverizzato GG Allin (in tutto e per tutto: c’è un video su Youtube in cui finite in mutande). In quest’ultimo disco, invece, Alice Cooper, altro personaggio macabro del rock (shock rock, per essere precisi). Che rapporto avete con queste due figure imponenti del rock statunitense e con i due brani in questione?
L’interesse per certi brani è innanzitutto musicale. E’ vero che gran parte delle nostre influenze musicali hanno un immagine e un contenuto piuttosto forte, ma ti assicuro che prima di tutto viene la musica per noi. Per quanto riguarda GG Allin, ci affascina la coesione all’interno della sua musica di elementi brutali, melodici, classici e rivoluzionari. Nell’arco della sua carriera ha alternato momenti di musica assolutamente cacofonica a grandi dischi rock, arrivando anche a realizzare un bellissimo disco country. Alice Cooper è invece una delle più grandi influenze dei Greedy Mistress. Il brano “I Love The Dead” è stato incluso in “It Was Fine” come ghost track, perchè sia il testo che l’atmosfera ci sembravano perfette per concludere il disco.

Gira voce che Mollu, il cantante, si sia presentato a una festa del Pd con la maglietta di Berlusconi. Come ha fatto a uscirne vivo?
È vero. Fortunatamente ogni tanto si trova gente intelligente in giro e la cosa è stata accolta in maniera assolutamente giocosa.
È comunque chiaro, e non abbiamo mai fatto mistero di questo, che come gruppo non siamo schierati in nessun modo da nessuna parte.

Che ruolo ha la provocazione – di cui sembra non possiate fare a meno – nei vostri testi e, in generale, nella vostra musica?
Lo stile sarcastico, un giudizio neutrale e la scelta di tematiche spesso “forti” indirizzano inevitabilmente verso la provocazione. Tuttavia la nostra non è una provocazione fine a se stessa è piuttosto, al pari della violenza, un modo per richiamare ed attirare l’attenzione dell’ascoltatore. La provocazione fatta di insulti o semplici slogan è stupida e superficiale e non è assolutamente ciò a cui miriamo.

Provocanti e dissacranti anche nella vita di tutti i giorni o, scesi dal palco, è tutta un’altra storia?
Quello che rappresenta l’universo Greedy Mistress non è quello che siamo noi individualmente. Siamo quattro persone con le proprie passioni ed propri interessi e soprattutto con il proprio carattere. Nessuno di noi esce la notte a stuprare donne fatte prima a pezzettini (almeno credo, non ne ho la certezza matematica), non passiamo la giornata a criticare la società che ci circonda. E anche come gruppo, quando suoniamo la nostra priorità è divertirci e far divertire. Il messaggio che un disco contiene non rappresenta la Bibbia per chi l’ha composto.

Cosa influenza maggiormente i vostri testi?
Il cinema di genere (in particolare quello italiano), la cronaca nera, la cronaca rosa, la televisione spazzatura, i centri commerciali, i centri dei paesi nei giorni festivi, le storie che iniziano con “sembrava una brava persona e invece…”, i romanzi di fantascienza, i racconti brevi di Bukowski ma soprattutto la vita di tutti i giorni.

Tornando al capitolo Cinema, qual è il film che senza dubbio ha segnato la vostra crescita sia personale che artistica?
Non saprei risponderti… Non c’è un unico film che possa essere direttamente riconducibile ai Greedy Mistress. Il cinema è motore e ispirazione continua per il gruppo. A livello personale, per quanto mi riguarda, la risposta a questa domanda richiederebbe uno spazio equivalente alla somma di tutte le risposte che ti ho dato in questa intervista.

E il regista che più vi rappresenta?
Stesso discorso della domanda precedente. L’utilizzo del singolare rende impossibile una qualsiasi risposta. A livello d’ispirazione, traiamo spunto da registi come Bava, Fulci, Di Leo, Martino, Lenzi, Freda, …

Le date del vostro tour, le abbiamo pubblicate anche sul nostro sito, ma potete comunque darci tutti i vostri link sparsi per il web (Facebook, Twitter, etc), in modo da rimanere sempre in contatto con voi, la vostra musica e le vostre “splatterate”.
Il modo migliore per rimanere in contatto con noi è connettersi al nostro sito internet: www.greedymistress.it oppure sulla pagina Facebook www.facebook.com/greedymistress che è aggiornata quotidianamente.

Ti sauto e ti ringrazio per il tempo che avete concesso a me e ai nostri lettori. In bocca al lupo per tutto, ragazzi.
Crepi e grazie per lo spazio che ci hai concesso!

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