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Il Testo del Giorno: Losing My Religion – R.E.M. – #7

Atlantis Docking Space Station

Quasi tutti gli uomini fanno uso d’una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro risorse spirituali. Situazioni d’emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo.
(William James)

Distacco. Un’entità che diventa due. Ci si moltiplica, si è in più, ma in qualche modo si è “di meno”. Da ogni punto di vista il “distaccarsi” è una delle fasi più interessanti del rapporto tra due oggetti, corpi, persone. E oggi ne parliamo con una storica canzone dei R.E.M.

Undocking

Qualche fatto: Losing My Religion è il singolo più famoso dei R.E.M., gruppo statunitense attivo dal 1980 al 2011. Considerati padri fondatori dell’indie e di tantissimi sottogeneri del rock alternativo, inserirono questa canzone in “Out of Time” nel 1991. Il titolo riprende un’espressione gergale degli Stati Uniti meridionali che non ha nulla a che vedere con la fede: Losing My Religion significa infatti “Perdendo la pazienza”.

And you are not me
The lengths that I will go to
The distance in your eyes […]
I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing
I think I thought I saw you try

[E tu non sei me, le distanze che percorrerò, il distacco nel tuo sguardo. […] Pensavo che ti avrei vista ridere, pensavo di sentirti cantare, credo di aver pensato che ti avrei vista provare]

ArrampicarsiNella progettazione di qualsiasi oggetto, distacco è sinonimo di rottura: è troppo complicato ciò che succede dopo di esso per indagare. Mi piace pensare che vi sia un forte legame tra questo e ciò che accade alle persone, che quando ci si distacca da un molo sicuro e quando si diventa un punto in balia delle correnti ognuno abbia almeno un’occasione di dare il meglio di se stesso. E, nel dramma che si vive (qualsiasi sia, poi, il distacco), il rifiuto di “riprovare” è spesso sinonimo di un inizio ancora più intenso, di un percorso che porta quasi certamente a picchi più alti di quelli già raggiunti quando ci si aggrappava ad una fune di sicurezza. E per assurdo, quello che è un testo triste e stanco diventa la celebrazione di una rottura che ha portato, dopo tanti meandri tenebrosi, ad un grande successo. Il testo di oggi è dedicato a tutti coloro che si sentono “distaccati” e stanno ritrovando la loro via. Che preveda un nuovo attracco o no.

Il testo di oggi è stato inserito nell’archivio testi di Atom Heart Magazine. Link
L’immagine in evidenza rappresenta lo Shuttle Atlantis in undocking dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Life is bigger
It’s bigger than you
And you are not me
The lengths that I will go to
The distance in your eyes
Oh no I’ve said too much
I set it up

That’s me in the corner
That’s me in the spotlight
Losing my religion
Trying to keep up with you
And I don’t know if I can do it
Oh no I’ve said too much
I haven’t said enough
I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing
I think I thought I saw you try

Every whisper
Of every waking hour I’m
Choosing my confessions
Trying to keep an eye on you
Like a hurt lost and blinded fool
Oh no I’ve said too much
I set it up

Consider this
The hint of the century
Consider this
The slip that brought me
To my knees failed
What if all these fantasies
Come flailing around
Now I’ve said too much
I thought that I heard you laughing
I thought that I heard you sing
I think I thought I saw you try

But that was just a dream
That was just a dream

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