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Il Suono Della Strada intervista Patto Mc!

a cura di Adriano Costantino, per Il Suono Della Strada.

Patto Mc, al secolo Fabio Ferro, si affaccia sulla scena rap salernitana all’età di 15 anni con la sua storica crew Cafardo Stile. Con loro pubblica vari lavori tra cui il primo demo “Salerno Canta”, poi “Cafardo Energizer” e infine “Oltre il Sound”. Successivamente firma un ep da solista dal titolo “Militi in Città”.

Vado Bene Così è il titolo del nuovo cd dell’mc campano Patto, che in questi giorni è uscito per La Grande Onda/Self con il primo lavoro ufficiale di studio.

Ci ha concesso un’intervista, andiamo a conoscerlo meglio.

Iniziamo parlando un po’ di te: la prima traccia dell’album si chiama “Vado Bene Così”, spiegaci un po’ chi è Patto MC e perché “va bene così”.

In effetti, “vado bene cosi” è nato in un giorno in cui stranamente mi misi ad ascoltare un po’di rap italiano, cosa che non faccio quasi mai. Troppo poco è quello che mi piace, di pochi amici in gamba davvero. In quel giorno in particolare rimasi confuso, perché la maggior parte di quello che ascoltai non mi piacque molto,soprattutto i testi. Pensai “chissà se il mio rap, visto che và sta roba, funzionerà”, dato che lo sentivo diverso,non ho detto migliore,ma solo diverso… e dai video che guardai e le cose che ascoltai, nacque il mio testo che, voglio dire, si capisce chiaramente cosa penso di molti che oggi vogliono apparire “duri”quando in realtà semmai sono  ragazzi che non c’entrano un cazzo con ciò che raccontano e l’atteggiamento che cercano di assumere. Quindi, “vado bene cosi” è quasi una domanda che cerca approvazione da un pubblico che non mi conosce ancora e che non conosco io. Quasi gli chiedo se il mio rap gli va bene. Cambiando poi l’intenzione della frase in questione, si tramuta da domanda ad affermazione, come a dire “vado bene cosi!”, come a darmi sicurezza e dire “io sono cosi:  questo è il mio rap, quello che so fare”. Perciò va bene cosi.
“Vado bene cosi, io sono quello che sono”, inizia il pezzo. È una frase in cui ci si può rispecchiare chiunque, e voilà: da lì scrissi strofe e ritornello, senza correzioni, tutto d’un fiato, in circa un ora.
Il beat di Musta mi ha dettato le parole velocemente. Penso di non aver avuto mai un feeling tale con un beat fin ora!

 

Continuiamo con una delle domande standard: come hai iniziato?

Ho iniziato a fare rap quando avevo 15 anni. Eravamo un gruppo di una quindicina di persone e ci vedevamo tutti i giorni, stavamo sempre in giro, per strada, e facevamo tanti freestyle. Poi iniziai a scrivere con gli altri tre mc’s della mia crew “Cafardo Fame” e facemmo vari lavori. Tutto è partito dallo stimolo che all’improvviso sentii di voler fare freestyle. Mi piaceva troppo.

 

Al giorno d’oggi, secondo te, cosa serve, principalmente, per emergere dall’underground ed arrivare, quindi, a raggiungere un pubblico sempre più eterogeneo?

Non saprei proprio, sicuramente una bravura di base, molta costanza (qualità che non ho mai avuto purtroppo), e la fortuna di piacere al pubblico, di arrivare a lui in qualche modo.
È come una magia che accade. Io penso che ci sono i predestinati, che sono anche meno bravi di altri, ma sono nati per stare dove sono e/o dove staranno.

 

Credi che avere successo porti inevitabilmente ad essere malvisti, perché invidiati, da chi magari non è ancora riuscito ad emergere e farsi notare?

Da che mondo è mondo è stato sempre cosi: quando si arriva a stare troppo in vista, oltre alla gente che voleva questo, cioè che tu riuscissi, ce ne sarà altrettanta che dirà che non vai più bene. È l’invidia di chi  è riuscito fin ora a fare poco, è la prima cosa che si farà sentire, anche se per fortuna non vale per tutti. Ovvio poi, se arrivi a un pubblico grande, aumentano oltre ai consensi, anche i dissensi. E comunque non si può piacere a chiunque. Personalmente, preferisco piacere più come persona che come “artista”.

Come credi sia cambiata la scena Rap italiana fino ad oggi? Troppi i “venduti”, oppure sono troppi quelli che non riescono ad esprimere il loro talento (proprio perché non intendono snaturare il proprio sound per soddisfare esigenze puramente commerciali)?

Non so, ognuno fa quello che si sente, poi le cose si decidono da sole. Noi siamo il rinculo del colpo che ha sparato una pistola in America. Quindi, se la pistola ha sparato più forte i beat di Dre e Timbaland, anche qui andranno meglio quelle sonorità lì. Poi bisogna metterci i giusti testi, bei ritornelli, con i giusti personaggi, e penso che potrebbe andare.
In realtà, molti non si attengono a ciò che oggi và in questa scena a livello di sonorità e stile, ma esprimono comunque il loro talento, soltanto che forse non otterranno gli stessi risultati che ottengono coloro che invece sono a passo con le sonorità di oggi. La scena, da questo punto di vista, è molto cambiata. Meno funk è più vocoder, forse. Io odio il vocoder,ma i beat in stile clap boum mi piacciono molto: roba tosta.


Parliamo dei tuoi artisti preferiti, sia italiani, che esteri: quali stimi o hai stimato maggiormente in passato? Ti sei inspirato a qualcuno di loro? In che modo?

In effetti, tra gli artisti stranieri che stimo e mi sono ispirato in qualche modo,troviamo Big Pun, Ill Bill, Talib, tutta gente che rappa con flow lunghi e con tante parole in una rima. Tra i commerciali, non vi nascondo che stimo Eminem. Lo apprezzavo tanto già da prima di Soundbombing, prima che diventasse l’Eminem di oggi, che comunque ha un grande stile, grandi metriche e flow, e chi dice il contrario non ne capisce un granchè. Ce l’avrà con lui solo perché è commerciale, che poi non significa un cazzo, per me esiste solo rap potente o rap di merda!

“Questo mondo propone troppe icone negative” è il ritornello della traccia “Icone”, la numero nove dell’album, che icone ti sentiresti di proporre ai giovani d’oggi?

Eh, sicuramente ciò che più si avvicina al ruolo che nella società ha mio padre: lavoratore costante, 8 ore al giorno,tirando su una famiglia di 4 persone con un solo stipendio. Fino a che io e mio fratello abbiamo iniziato a guadagnare i nostri soldi.
Questa è decisamente un’icona positiva. Altro che i tronisti di uomini e donne!
Certo, è anche giusto sognare di più, semmai guadagnare tantissimo con una forma artistica o un talento innato per qualcosa, ma sognare di diventare un tronista, o una velina, lo trovo molto triste: ma che arte o bravura ci trovano in questo?!

Questo tuo esordio è stato curato da Fabio Musta, beat maker che ha già raggiunto una certa fama internazionale, come è nata la vostra collaborazione?

Io e Fabio siamo amici da 15 anni circa, mi stima da molto e anch’io stimo lui come beat maker e soprattutto come persona. Gli dissi che volevo fare un disco, e lui mi disse ok! Ho iniziato il mio progetto prima del suo con la Babygrande, “Passport”, ma l’ho finito molto dopo il suo! Ancora mi prende in giro per questo! Ma io lavoro tanto e purtroppo non ho dato priorità al rap. Comunque, ci siamo divertiti un sacco. Anche gli altri producer sono stati bravi, come Rubo, Pio Mazzaro, Tonico, Luchè dei Co’sang, Angelo Napoli con gli arrangiamenti. Un disco molto variegato come produzioni e temi, e voilà, partorito finalmente dopo 4 anni!

Fin dal primo ascolto non si può fare a meno di notare una scelta musicale molto azzeccata per ogni brano, cosa ti guida a scegliere una base piuttosto che un’altra?

Quando ascolto un beat, se non mi piace subito, o non mi fa immediatamente sangue, o pensare un tema potente, lo scarto. Non so cos’è, è semplice istinto. Ovviamente, c’entra tanto il gusto musicale anche: se combacia col mio, è fatta!

Uno dei temi sui quali ti soffermi all’interno dell’album è la droga, fenomeno, ahimè, sempre più diffuso tra le nuove generazioni, credi sia possibile arginare significativamente questa dannosa diffusione? E se si, come e che via tracci?

No, è inutile parlarne. Non si può fare nulla. Non lo credo purtroppo. Tollero quella leggera, ma non mi spiego come e perchè, con tutta l’informazione che c’è oggi, aumentano gli eroinomani. È assurdo e inaccettabile!

In quest’album sono presenti collaborazioni importanti: Co’Sang, Paura, DJ Tayone ed Ensi. Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi album?

Sto già pensando al prossimo album e spero ci saranno guest di elevato talento come in “vado bene cosi”, ma non ne inserirò cosi tante.

Il tuo grado di soddisfazione del risultato finale dell’album.

Il mio grado di soddisfazione è abbastanza alto, si, credo sia un buon lavoro davvero, e chiunque lo stia ascoltando mi sta riempiendo di complimenti e ne sono davvero felice, ma già ho tanto altro in mente per il prossimo disco, che mi sto distraendo già da questo! Ahaha!

Come nelle più classiche delle interviste, alla fine arrivano i ringraziamenti, c’è qualcuno a cui vuoi sinceramente destinarli in particolare?

Ringazio tutti i miei supporters, Lady Shona per avermi ispirato “2012”, i miei amici, Salerno, e La Grande Onda di “Piotta” per il lavoro che fa per me con Luca Bramanti. Ringrazio anche voi de “Il Suono Della Strada”. Bella.

Da parte nostra, un saluto ed un ringraziamento particolare a Patto per la sua disponibilità, oltre ad un in bocca a lupo per la sua carriera!

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