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Il bagliore dopo la mezzanotte: il vero volto de La Maschera

Non ancora il sole è quello caldo, festosamente giallo della bella stagione di questo 2013 oramai alle porte del suo tramonto, quando una simbiotica intesa musicale ed una sincera amicizia legano, con un filo di note sottili, Roberto Colella (chitarra) e Vincenzo Capasso (tromba). rob e vinz Una sola idea aleggia tra le rotelle pensanti dei due partenopei: fare musica. E farne di bella. Così, tra i vicoli dell’immensa Napoli, vanno in cerca di altri sorridenti musici, in grado di capire il loro bisogno di esprimersi attraverso la saggezza melodica che solo quest’arte possiede. Puntare a parlare al cuore della gente, sfruttando le loro orecchie e l’aria che li circonda, diventa il sogno anche di Eliano Del Peschio (basso), Marco Salvatore (batteria), Roberto Guardi (percussioni), e Alessandro Morlando (chitarra). Germoglia un progetto dalle tinte variopinte, dai sapori mediterranei, folk e dalla multiformità delle sensazioni: La Maschera, dalla periferia Nord-est al Centro di Napoli, approda, il 14 Giugno, sul palco dell’Agorà Jazz Festival, dopo sole poche settimane dal loro fortunatissimo incontro. Questi sei giovani dalle verdi speranze ci insegnano una grande lezione oggi: non importa quanto tempo sia passato, né quanta acqua i ponti abbiano visto passare; quando la musica chiama, l’umanità risponde, baciata dall’amicizia. In questi giorni burrascosi di Novembre, abbiamo piacevolmente scambiato qualche parola con Roberto Colella, fondatore nonché autore dei pezzi che, in meno di sei mesi, hanno conquistato Napoli, gran parte della Campania, e stanno facendo battere il cuore anche al resto d’Italia.

Le vostre canzoni parlano del vivere comune: non mancano le denunce, le osservazioni, le speranze: la musica può essere uno strumento di cambiamento della società?Credo che il cambiamento sociale dipenda esclusivamente dagli individui, presi singolarmente. La musica può regalare tanto un attimo di distrazione e di gioia,m quanto un momento di riflessione. Può sicuramente contribuire al cambiamento, può accompagnarlo, può cantarlo, ma per cambiare una società tanto marcia è necessaria una presa di coscienza da parte di tutti, e ancora di più una pulizia radicale da fare tra i “rappresentanti” dei cittadini.. Purtroppo, sebbene lo desideriamo con tutto il cuore, non credo basterà una canzone. La volontà di parlare della gente comune o di sentimenti “bassi” nasce proprio da qui!

1238345_292232700915271_1039824563_nSe doveste far impersonare la vostra musica ad un attore, con quale espressione del volto gradireste che l’esprimesse?

Dipende dalla canzone! Ci sono canzoni in cui la speranza va espressa nel miglior modo: con un sorriso abbozzato, ad esempio. Ce ne sono altre in cui bisogna esprimere indignazione, rabbia, amore.. In generale, però, l’espressione più gradita sarà sempre quella più VERA e sentita!

Cosa chiedete al pubblico che si trova ad ascoltarvi?

Prima di ogni cosa, è importante ascoltare ogni parola: mettersi comodi e in pace per qualche minuto, sedersi a terra, talvolta; e poi, perché no, ballare e lasciarsi trasportare! Insomma, la miglior cosa a cui possiamo aspirare è la creazione di un rapporto con il pubblico, una sorta di interazione silenziosa in cui non c’è troppa differenza tra chi è sul palco e chi ascolta. La creazione, quindi, di un momento in cui l’artista e il pubblico provano le stesse cose.

La situazione che preferireste di più per il miglior concerto della vostra carriera?                                                                             

Luci basse, gente attenta e partecipe (situazione, tra l’altro, che ci è capitato di vivere più volte in alcuni bellissimi contesti)!Poi, vabbè, se proprio deve essere il miglior concerto della nostra carriera, esageriamo! Perciò, Arena Flegrea, Sold Out e orchestra di fiati e archi che ci accompagna!

pullecenellaEssere musicista è un mestiere, o qualcosa in più?                                          

Credo sia tanto un mestiere, quanto qualcosa in più! Spesso, è la manifestazione di un’indole che non può essere in alcun modo soppressa, ma che, al contrario, ci nutre e ci fa vivere! Per quanto riguarda il “mestiere”, proprio di questi tempi, con la musica (e con l’arte in generale) è diventata un’ardua sfida riuscire a campare. Ma, come si suol dire, la speranza che le cose migliorino, è sempre l’ultima a morire (sempre se non l’ammazzano prima)!

Progetti discografici? Prossimi obiettivi?                                                        

Assolutamente sì! A breve, credo fine gennaio, faremo una pausa con i live ed inizieremo a lavorare al primo album, la cui uscita è prevista per metà/fine marzo, e sarà totalmente autoprodotto! Ci piace ragionare e lavorare in quest’ottica e contare prevalentemente sulle nostre forze. La cosa ci permette di viaggiare con meno pensieri e sembra venga apprezzata parecchio: molte persone si sono offerte di aiutarci condividendo la nostra musica e facendola ascoltare a titolo totalmente gratuito! Esempi di questa notevole generosità sono sicuramente Gianni Simioli (che dopo aver ascoltato la nostra “Pullecenella” ha deciso di trasmetterla nel suo programma su Radio Marte), lo staff di Cogito Ergo Sud (che promuove il nostro video nelle TV della metro e della funicolare), ed Enzo Caiazzo (regista del nostro primo Videoclip).

Raccontateci la storia della nascita del videoclip di Pullecenella.                                                                                                   

Assolutamente casuale! Eravamo impegnati al ReTrain Contest alla Festa dell’Unità di Pomigliano, contest che, tra l’altro, non abbiamo vinto! Uno dei membri della giuria, Enzo Caiazzo, insieme ad altri spettatori, però, si innamora della nostra musica, in particolar modo di “Pullecenella”, proponendoci di registrarla in studio e di realizzarne un videoclip. La registrazione parte quasi immediatamente, dopo un paio di giorni. Quello che potete vedere nel video è pura improvvisazione, uno degli aspetti più belli della nostra città! Eravamo certi che organizzare qualcosa di preciso e dettagliato sarebbe servito a poco: Napoli rende benissimo nella sua spontaneità, e Pullecenella (Andrea Caiazzo) tra i “vicarielli” partenopei non può che essere perfettamente a suo agio! E’ stato come portare un po’ di “alleria” e spensieratezza per le strade, ed il coinvolgimento, per fortuna, è stato enorme!

State partendo per un viaggio: non sapete quanto starete fuori. Cosa portereste immancabilmente con voi?               

Ti rispondo dal punto di vista personale, in questo caso: prima di tutto, un quaderno, dei fogli, qualcosa per scrivere; e poi, qualcosa per fare “rumore”. Di solito mi muovo raramente senza una chitarra! A maggior ragione, nei viaggi più lunghi non posso far a meno di portare una bella quantità di strumenti (poco) ingombranti. Questo, è il necessario.

la maschera atom

Chi la mattina, mentre aspetta la metropolitana e il treno, o chi la sera non agogna altro che farsi scaldare dal tepore della casa, si è già lasciato coccolare dalle note della bellissima “Pullecenella”. E per chi, in Italia, un po’ triste, un po’ sfiancato ed abbattuto, volesse riveder sorgere sul suo viso il sorriso, non ha da fare altro che cliccare qui:Immagine anteprima YouTube.

Erano sei amici ad una friggitoria, e dal perfetto purtus di una graffa vedevano il sole splendere su una città, su un Paese nuovo, dove non erano più la Camorra, la Mafia a dettare legge, ma la bonarietà, la concordia, la serenità dei cittadini, sospirata dal sorridente vento dell’alleria. L’importante, non è raggiungere la meta. E’ il come, a cambiare le cose.

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