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Il 23 e il 24 giugno Cambiamo Messina Dal Basso, tutti insieme

Da una parte Felice Calabrò, dall’altra Renato Accorinti. Saranno questi i due nomi che il 23 e il 24 giugno si giocheranno il tutto per tutto al ballottaggio per la poltrona di primo cittadino di Messina.

Accorinti-e-CAlabrò

Che Felice Calabrò, candidato sindaco del Pd, avrebbe fatto incetta di voti era facile pronosticarlo: ha infatti chiuso con il 49,94% di preferenze. Ciò vuol dire che per vincere le elezioni al primo turno gli sarebbero bastati un’altra quarantina di voti (che, fortunatamente, non sono arrivati). Il meno lontano (o almeno, così l’ha definito Rosario Crocetta – ilare e tronfio – quando pareva scontata una vittoria schiacciante di Calabrò) è stato Renato Accorinti, candidato sindaco con la lista Cambiamo Messina Dal Basso: 23,88% di voti per lui. Più giù, a poco più del 18%, troviamo il Pdl – partito che, a livello locale, sta cadendo a pezzi un po’ ovunque (e, per questo, è lecito gioire) – e il suo candidato Vincenzo Garofalo. Gli altri tre candidati, sommando i voti, non arrivano neanche al 9%. Maria Cristina Saija, del Movimento 5 Stelle, si è fermata al 2,87%. Stesso identico risultato per Gianfranco Scoglio di Nuova Alleanza. Ancora meno preferenze, invece, per Alessandro Tinaglia di Reset: 1,95%.

A questo punto, verrebbe da chiedersi perché liste come Reset, M5S e Cambiamo Messina Dal Basso non abbiano deciso di mettersi insieme e far confluire i propri voti su un unico candidato (lo stesso Accorinti, magari), ma si scoprirebbe che, per un motivo o per un altro, non sono riusciti a mettersi d’accordo. Mentre M5S aveva già deciso di perdere le elezioni senza aiuto alcuno, poiché presentare un proprio candidato in una città dove ci sono già due movimenti con i medesimi intenti altro non è che un suicidio elettorale (l’ennesimo, a livello locale), Reset e la lista di Accorinti sembravano doversi presentare insieme, salvo poi decidere di concorrere entrambi in solitaria. In sostanza, Reset voleva presentare un’unica lista con candidato sindaco Accorinti, il quale optava invece per due liste a sostegno della propria candidatura. Nulla di fatto, quindi.

Nonostante ciò, Renato Accorinti è stato in grado di ottenere un risultato storico. Calamitare sulla propria figura il 23% e oltre delle preferenze è stata un’impresa sotto ogni punto di vista. E sarebbe stata già una vittoria anche se la corsa si fosse fermata al primo turno. Adesso si può fare di più, perché al ballottaggio si riparte quasi ad armi pari e non è utopia pensare che il leader di Cambiamo Messina Dal Basso possa aumentare considerevolmente il proprio bacino di elettori.

Renato Accorinti si è sempre distinto per le battaglie sociali. Negli anni ’70 è stato a Berlino per manifestare contro il muro (una sua foto scattata in quell’occasione è contenuta nel libro No War – Canzoni contro la guerra), nel ’79 ha partecipato alla Carovana per il Disarmo Bruxelles-Varsavia e subito dopo ha fondato il Movimento nonviolento a Messina. Nel 1981, promuove una campagna informativa in favore dei 5 referendum radicali, ritenendo il divieto di abortire e l’aborto clandestino atti di violenza nei confronti delle donne. L’anno successivo manifesta contro la base Nato a Comiso. Nel 1991, viene rinviato a giudizio dopo aver invitato i militari a disertare la Guerra del Golfo e i giovani a strappare le cartoline di precetto, ma nel 1992 viene assolto perché il fatto sussiste ma non costituisce reato. Il 25 giugno 2002 si arrampica sul pilone di Torre Faro ed espone (a circa 220 metri d’altezza), per un giorno e una notte, due striscioni contro il progetto di costruzione del ponte sullo stretto. In seguito, il 7 luglio 2002, col movimento No al Ponte (del quale è fondatore) organizza un corteo per le vie di Messina. Il 18 dicembre 2003 a Roma, nella sala stampa di Montecitorio, con Nichi Vendola e Grazia Francescato, presenta il primo calendario No al Ponte, ideato con Giampiero Neri ed il giornalista freelance Enrico Di Giacomo. Tale calendario viene sottoscritto anche da Dario Fo, Alex Zanotelli, Luigi Ciotti, Beppe Grillo, Arturo Paoli, Rita Borsellino, Michele Santoro, Corrado Augias e Don Gallo. Nel 2005, chiede che vengano esposti al centro di Messina i resti dell’automobile degli agenti di scorta al giudice Giovanni Falcone, come simbolodella violenza stragista mafiosa. Inoltre, dal momento che la piscina comunale di Messina è intitolata a Graziella Campagna, sollecita l’amministrazione comunale ad affiggere all’ingresso della stessa una targa ed un pannello commemorativi. Dopo vari rifiuti, il 27 ottobre 2008 la affigge personalmente. Il pannello riporta la dedica a Graziella Campagna: «La tua memoria, il nostro impegno per costruire il domani». Il 31 luglio 2009, durante l’inaugurazione della settantesima edizione della Fiera Internazionale di Messina, viene allontanato dalle forze dell’ordine dopo aver mostrato all’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano una bandiera con la scritta No al Ponte. Il mese successivo, Roy Paci lo invita a salire sul palco in occasione del suo concerto a chiusura della Fiera per fare un appello contro la costruzione del ponte e, circa due anni dopo, l’1 settembre 2011 viene invitato su quello stesso palco anche da Caparezza per rivolgere il medesimo appello.

Considerando la storia di Renato Accorinti, il suo boom a Messina è senza dubbio un segnale positivo non solo per la città ma per tutta la Sicilia. Il 23,88% degli elettori messinesi ha scelto di riporre la propria fiducia in un personaggio che da oltre 40 anni si batte per gli altri prima che per se stesso, riconoscendogli il merito di ciò che ha già fatto da semplice cittadino prima ancora di quello che potrebbe fare da sindaco.

Segnali positivi arrivano anche dal risultato di Gianfranco Scoglio di Nuova Alleanza: il suo è uno di quei flop che fa ben sperare per il futuro dell’intera città. Messina ha deciso di bocciare il ritorno di Giuseppe Buzzanca (Nuova Alleanza porta la sua firma), al quale va indubbiamente dato atto di avere avuto particolare autoironia nel momento in cui ha deciso di ripresentarsi con una nuova lista – anche se, almeno stavolta, non si è proposto come sindaco – dopo le sue precedenti e indimenticabili esperienze regalate da primo cittadino ai messinesi: primo mandato (2003) decaduto nel 2005 per una condanna (poi estinta) per peculato d’uso e secondo mandato (2008) che l’ha portato ad essere indagato (nel Luglio 2012) e successivamente rinviato a giudizio (nel Gennaio 2013) per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose a causa dei danni dell’alluvione di Messina dell’1 Ottobre 2009. Più che un sindaco, una calamità.

Allo stesso identico modo, il 23 e 24 Giugno, Messina ha l’opportunità di non rieleggere chi negli anni passati ha portato la città a versare nello stato in cui è oggi. Felice Calabrò e quel Pd che a Messina fa rima con Francantonio Genovese, il quale, oltre ad avere partecipazioni azionarie in diverse società del gruppo Franza (la Caronte, ad esempio), è proprietario e amministratore delegato della Gefin, una società che gestisce corsi di formazione professionale, e che detiene il 47% della Training Service. Se vi state chiedendo chi possiede la restante quota, la risposta e Franco Rinaldi, il cognato di Genovese. Negli anni, FranzAntonio è riuscito a piazzare amici e familiari un po’ ovunque: la moglie Chiara Schirò e la cognata Giovanna Schirò figurano entrambe nel consiglio direttivo dell’Esofop; la moglie di Franco Rinaldi, Elena Schirò, è presidente del Lumen; alla guida dell’Aram, invece, troviamo il fedelissimo Elio Sauta. Questo sistema, in grado di creare lavoro e – di conseguenza – aumentare consensi, ha prodotto un numero di preferenze impressionanti. Lo stesso Franco Rinaldi, ad esempio, è stato eletto tre volte consecutivamente presidente dell’Ars, sempre con lo stesso numero di voti: 18mila. Pier Luigi Bersani, candidato premier alle scorse primarie del Pd, ha ottenuto il 75% delle preferenze in tutta la provincia di Messina. Alle ultime primarie, quelle per decidere i parlamentari, i risultati non sono stati da meno: Francantonio Genevose ha ricevuto 19mila preferenze, risultato che l’ha portato ad essere il candidato più votato in tutta Italia. Insieme, e soprattutto grazie a lui, è stata eletta anche Maria Tindara Gullo (la figlia dell’ex sindaco di Patti) con 11mila voti, un risultato che gli addetti ai lavori non immaginavano neanche.

Tra due settimane, al ballottaggio, i messinesi saranno chiamati a fare in modo che la storia non si ripeta. A mettere una X per provare a cambiare le cose sul serio, evitando di delegare ancora una volta il proprio futuro agli stessi che nei precedenti mandati hanno prodotto come unico risultato quello di fare in modo che non ve ne fosse. L’unico nome in questo senso è quello di Renato Accorinti. Da sempre in prima linea nella difesa della città da chi nel corso degli anni non ha perso occasione per farne scempio. Il 23 e 24 giugno Cambiamo Messina Dal Basso. Tutti insieme.

Vi lascio con un video in cui Felice Calabrò, al minuto 4.30, ci spiega perché Parentopoli si può fare. “Non è importante chi la fa, basta che sia fatta bene. O la fa Pinco, o la fa Pallino è indifferente”. Abbiate fede.

Immagine anteprima YouTube

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