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I migliori film del 2013 che non vedrete (facilmente) in Italia

Il 2013 è stato un anno intenso per il cinema. In Italia verrà ricordato come l’anno de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, che con molta probabilità rappresenterà il nostro Paese agli Oscar, ma anche quello delle sale stracolme per Sole a Catinelle di Checco Zalone, fenomeno nazional-popolare senza precedenti.

Spostando lo sguardo sul panorama internazionale, il 2013 è stato l’anno di Gravity e de La Vita di Adèle, e quello di Rush, che è riuscito ad appassionare anche chi di solito usa le gare di Formula 1 come conciliante della pennichella domenicale.

Ma questo è stato anche l’anno di grandi film snobbati dalla distribuzione italiana, fenomeno da sempre presente nel nostro Paese e che priva ai più di godere della visione di produzioni meritevoli, e a volte di autentici capolavori.

Ecco quattro film che quest’anno – eccetto sporadiche proiezioni ad alcuni festival o una data di uscita tardiva – non avete visto nelle sale ma che meriterebbero di esserlo (clicca sui titoli per guardare i trailer):

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Uno dei registi più promettenti della sua generazione, il pubblico italiano finora ha potuto apprezzare solo una delle tre opere di Nichols, il bellissimo Take ShelterMud ne ha la stessa essenza: una fotografia spettacolare e dei paesaggi mozzafiato per raccontare un’America rurale, quasi primitiva, ma stavolta il tema è una delicata storia di formazione e di avventura, coronata dalla magistrale interpretazione di un Matthew McConaughey da qualche anno al massimo della sua forma.

Presentato a Cannes nel 2012, non esiste ancora una data di uscita per il nostro Paese.

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Si sa, i film indipendenti non hanno vita facile, eppure questa commedia elegante che mescola giocosamente Woody Allen alla Nouvelle Vague è riuscita a conquistare i cuori del pubblico americano e non solo, ottenendo una nomination ai prossimi Golden Globe per la migliore attrice, Greta Gerwig. Ed è proprio la Gerwig, che insieme a Baumbach firma anche la sceneggiatura, il fulcro del film: la sua Frances non è come le eroine naïf à la Zooey Deschanel tanto care al cinema indipendente contemporaneo, spesso prive di spessore ed estremamente romanticizzate dalla loro controparte maschile. Frances è una donna adulta che non si sente tale e che deve ancora trovare il suo posto nel mondo. Questo la porterà a prendere decisioni sbagliate e a comportarsi irresponsabilmente, assumendo un atteggiamento che inizialmente potrebbe irritare lo spettatore ma che, forse per la troppa immedesimazione, alla fine mi ha portato a giudicarla uno dei migliori personaggi femminili visti sul grande schermo negli ultimi anni.

Il film è stato proiettato durante l’ultimo Torino Film Festival, e per adesso non si conoscono altre date di distribuzione in Italia.

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Finora i miei tentativi di vedere questo film si sono rivelati vani, ma d’altronde non è stato ancora distribuito in gran parte del mondo. Ho deciso di inserirlo ugualmente perché sono quasi certa che non lo troveremo nei multisala nemmeno l’anno prossimo, ed è un film che andrebbe visto anche solamente per il meraviglioso cast (Tom Hiddleston, Tilda Swinton, John Hurt, Mia Wasikowska, Anton Yelchin) e perché segna il ritorno di Jarmusch alla regia dopo quattro anni di assenza.

Anche questo è stato proiettato al Torino Film Festival e in alcune sale di Milano, ma non è ancora stato acquistato per la distribuzione.

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Per concludere, un film nostrano che, paradossalmente, sarà il più difficile da vedere rispetto a tutti quelli sopracitati. Si tratta di una produzione indipendente interamente autoprodotta e girata a Palermo e dintorni. Il film è una commedia dai risvolti romantici ed esistenziali delicata e senza pretese, ma ha il pregio di mostrare una “terza via” della commedia italiana, che si distacca dai due poli ormai diventati l’unica espressione del genere nel nostro Paese: quello comico-demenziale (che nel migliore dei casi è Checco Zalone, quindi meglio non approfondire su quale sia il peggiore) e quello social-impegnato (“sì, facciamoli ridere ma mettiamoci anche un messaggio politico forte che sennò passiamo per fan di Checco Zalone”).

Un soggetto originale, un ottimo cast e tanti buoni sentimenti fanno di questo film un vero e proprio gioiellino che andrebbe perso se fosse proiettato, come successo finora, solo nell’ambito di qualche kermesse (fra cui il Taormina Film Fest, durante il quale l’intero cast e la troupe hanno promosso il film con dei simpatici flash mob). Visitate il sito ufficiale per scoprire come aiutare questo film ad avere la visibilità che merita.

La responsabilità di questo progressivo “abbandono” dei film di qualità da parte delle case di distribuzione italiane viene spesso appioppata ai multisala: si dice che i cineplex stiano uccidendo il cinema perché proiettano solo i film che le masse vogliono vedere, e questo in parte è vero. Ma è anche vero che a volte è proprio grazie alla disponibilità di più sale che questi film vengono visti, rispetto al proprietario di un piccolo cinema di città che, quando deve decidere se acquistare un blockbuster o un film di nicchia, opterà sicuramente per il primo.

La colpa è, come quasi tutto in Italia, di natura gestionale ed economica: i tempi e i costi di distribuzione e doppiaggio sono ancora poco competitivi rispetto agli altri Paesi (e ad un mercato nero sempre più in espansione), e per adesso la soluzione sembra lontana. A meno che tu non ti chiami Checco Zalone.

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