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Hyst e il suo “Mantra” (Intervista)

Hyst è membro storico del collettivo Blue Nox e tra i rapper più eclettici e poliedrici della scena italiana. Seguendo le orme dei suoi genitori ha fatto dell’arte una scelta di vita, cimentandosi con successo nel cinema, in tv e a teatro come attore, nell’arte visiva come grafico e regista di videoclip, nella musica come rapper e produttore. Si è fatto conoscere negli anni per il suo flow diretto e colloquiale e per l’attitudine al canto, caratteristica che lo ha da sempre contraddistinto nella scena rap e che ha spinto il suo collega e amico Ghemon ad inserirlo come voce di supporto nel suo ultimo tour estivo.

Il 5 settembe è uscito il suo nuovo album intitolato “Mantra”, ed è lo stesso Hyst a parlarcene in una breve intervista.

Hyst-Mantra-Intervista

Senza dubbio, la cosa che colpisce al primo impatto con “Mantra” è la cover dell’album. Com’è nata e che significato ha esattamente?

Nasce da un mio bozzetto. Volevo qualcosa che suggerisse unitarietà: dal nome, composto da un’unica parola, all’uso del cerchio. Ultimamente nell’immaginario rap vediamo usare spesso il triangolo, dati i suoi riferimenti massonici o religiosi. Ma il triangolo porta con sé dei significati di un certo tipo: la gerarchia, il potere, la trinità. Volevo rivalutare il valore di una figura semplice come il cerchio che è a suo modo rivoluzionario in quanto suggerisce l’idea di unità, uguaglianza ed equidistanza.

Che significato dai invece alla parola “Mantra” e in che modo si lega al tuo album?

MANTRA significa parola magica, parola/azione. Volevo che nel titolo fosse chiaro che sono consapevole del potere che le parole hanno su di noi, sulla cultura che creiamo e sulle emozioni e i valori che decidiamo di rappresentare. Nel Rap è fin troppo frequente che gli artisti promuovano parole ed immagini di scarso valore o addirittura nocive. Io ho fatto una scelta, non voglio mettere in circolazione spazzatura, intendo spazzatura morale, anche se a volte ci si possono fare bei soldi.

“Adesso Scrivo” e “Adesso Parlo” sono le due tracce che aprono l’album, nonché i due brani che hanno anticipato l’uscita di “Mantra”. Due pezzi che in qualche modo sono legati tra loro. Qual è il messaggio che vogliono trasmettere?

Esattamente quello che senti. Sto iniziando a scrivere e vi dico che lo farò in questo modo, con stile e contenuto. Il Rap DEVE dissentire, deve trovare un linguaggio originale, etc.. e poi annuncio che ho finito di scrivere, inizio a parlare e questi saranno i contenuti morali che troverete.

“Il mondo lo iniziò il Signore con le prime rime, ma finì quando un rapper scrisse “Fine”. Verso che chiude la strofa di “Adesso Scrivo”. La domanda – che è nata tra i commenti sotto il video di Youtube – è: il riferimento è a un rapper in senso generale o è una citazione a Kaos One?

Devo essere sincero, non era voluta. Purtroppo non ho la memoria bibliografica che ha Mirko (Kiave) che si ricorda tutti i testi. Il fatto però di aver concepito una rima o un senso simile a quello del Don non mi stupisce, anzi mi pare un evidente sintomo di una vicinanza stilistica che non può che farmi piacere.

Immagine anteprima YouTube

Uno dei featuring di “Mantra” che mi ha colpito di più è stato “Anthem”, anche perché tu, Mistaman e Kiave siete tre che con parole e rime riuscite a fare un po’ quello che vi pare. E quindi, messi sulla stessa traccia, rischiate davvero di creare una bomba atomica. In che modo hai scelto le collaborazioni dell’album?

Quella di Anthem, in particolare, l’ho scelta perché prima di tutto non avrei potuto fare uscire un disco senza Mirko (sempre Kiave) dentro. Avendo trovato un beat giusto ho pensato di chiedere a due dei rapper più forti che conosco di accollarsi un divertissement verbale che ruotasse attorno alla parola Anthem, che è un caposaldo della cultura. Un Anthem Rap dev’essere prima di tutto un insieme di rime che spaccano. Nel nostro caso non potevano mancare dei messaggi come quello con cui chiudo, che è anche uno dei miei preferiti del disco, “faccio Rap verdura” che racchiude la mia filosofia.

Il pezzo che però considero il vero capolavoro dell’album è “Cassandra”, brano dove in soli tre minuti riesci a fare una fotografia molto attuale della società, toccando un po’ tutti i temi caldi (e credo non sia un caso che vada a chiudere la tracklist). Ma qual è invece il pezzo dell’album che ti rappresenta di più e perché?

In realtà io concepisco gli album quasi sempre come “concept”, quindi la progressione delle tracce è un racconto di per sé. È il racconto di un percorso emotivo che mi descrive. Quello era l’intento: raccontare me stesso. E io sono fatto di analisi politica, rabbia e voglia di cambiamento, ma anche di amore, dolcezza e certamente pure di cazzeggio e divertimento. Ho solo cercato di rappresentare questi aspetti nella percentuale in cui esistono in me.

Attore, rapper, illustratore, combattente di Sanda. Dimentico qualcosa? (Sulla tua pagina, nella biografia, tra gli altri lavori, c’è scritto anche “danzatore in perizoma in discoteche di impasticcati”, ma non so quanto questo sia verificato, ecco) Ma soprattutto, quanto di tutto ciò credi di essere riuscito a mettere dentro “Mantra” e, più in generale, quanto di Taiyo Yamanouchi c’è all’interno dei testi di Hyst?

Temo di aver appena risposto. :) Per la cronaca ho fatto davvero quel lavoro e non poco!
Ho lavorato spesso con una compagnia chiamata KITONB che realizza performance spettacolari, da discoteche a grandi eventi. Mio padre è un mimo danzatore in origine, quindi diciamo che l’espressione corporea non è una cosa nuova o strana per me. Anzi.. fossi stato più alto e slanciato avrei fatto il ballerino.

Recentemente, sulla tua pagina Facebook hai difeso Jesto accusato dai più di essere “commerciale” per aver utilizzato l’autotune nel pezzo “Hype”. In quel post hai spiegato come associare uno strumento all’idea del commerciale sia una sciocchezza, ma qual è la tua posizione sull’eterna disputa tra commerciale e underground, old school e new school?

È un discorso troppo complesso, dovremmo farci un articolo apposta. Te la faccio breve. Per attirare l’attenzione dell’industria devi fare i numeri già da solo. E non importa se li fai con il gangsta rap, col soul, col rap consciouss o l’autotune. Alla major interessano i risultati. Come li ottieni sono cazzi tuoi. Viceversa se a un’artista piace un certo suono o uno strumento come l’autotune ma continua ad operare da indipendente e ad avere un SUO pubblico, è evidente che l’utilizzo di quello strumento non serve affatto a vendere per forza. Mio fratello insegue sempre la novità, questo è il motivo per cui non è mai stato commerciale, ne mai lo sarà. Da quando ha iniziato ha sempre fatto il Rap che sarebbe diventato “normale” due anni dopo per tutti gli altri. Eppure i suoi contenuti sono sempre troppo aggressivi, corrosivi e antipopolari. Per cui, nonostante lui facesse il rap comedy prima e meglio di Caparezza, i contenuti di Capa possono essere veicolati in tv, quelli di Jesto no. Vale lo stesso per l’autotune. In america i testi di Wiz Kalifah sono normali, in italia sono inconcepibili per la massa. Quindi non sono commerciali. Per quanto riguarda old e new per me sono definizioni stilistiche, come pre rinascimentale e post in storia dell’arte. Ci sono cose vecchie che sono state fatte con un tale genio che andranno sempre prese ad esempio e studiate, come ci sono intuizioni nuove che sono molto interessanti e vale la pena cimentarsi per comprenderne l’effetto ed aggiungerlo al proprio bagaglio.

Quali sono invece gli artisti, contemporanei e non, che ammiri di più (che siano rapper o meno)?

Sono impressionato da Stromae e ho una predilezione per Kimbra, due artisti mostruosamente completi che segneranno quest’era. Nel rap difficilmente trovo cose che mi sorprendano, anche perché quello americano è troppo mirato al risultato commerciale, quindi spesso anche le innovazioni sono fatte solo per stupire. Quindi poche scintille a parte Kendrick.

Immagine anteprima YouTube

Su Atom Heart Magazine parliamo anche di cinema e, in virtù del tuo curriculum da attore e della tua conseguente passione per esso, non posso esimermi dal chiederti, nell’ordine: regista, film e attore preferito.

Wow, difficilissimo… beh forse ti stupirà, magari ti aspetti una scelta intellettuale, ma in realtà io sono un fan del cinema di genere, che ha delle caratteristiche simili al rap. Il cinema di genere sceglie un linguaggio più alla portata, più vicino alla strada e alle persone. Per cui amo molto i film “bassi” che però sanno divertire, commuovere o spaventare. Gli Horror, le commedie, o il cinema di HongKong con quella sua drammaticità romantica naive sono opere fatte per la gente, senza la pretesa di essere superiori. La classifica quindi è a sorpresa. Regista: John Carpenter Film: Grosso guaio a China Town e attore: Woody Harrleson.

Invece, nei vari ruoli che hai interpretato da attore tra cinema, televisione e teatro (per ricordarne un paio: Ultimo, Questa Notte è ancora nostra, Un medico in famiglia 4 e tutti i ruoli teatrali tra i quali spicca Molto rumore per nulla al Globe Theatre di Roma), qual è quello che ti ha coinvolto di più?

“Coinvolto” è un termine strano per un attore come me che mantiene sempre una enorme distanza dai ruoli. Ti parlerò quindi dell’esperienza che mi ha segnato di più, ed è stata quella di Ultimo. Prima di tutto perché lo shooting è durato mesi, poi perché ero il più giovane in un gruppo di star. Inoltre si trattava di una storia vera e anche importante. Ho conosciuto il capitano “vero” e anche questo è stato piuttosto segnante.

Tornando a “Mantra”. Quali sono i primi cinque aggettivi che ti vengono in mente per descriverlo?

  • Imperiale
  • Umile
  • Maldestro
  • Idealista
  • Vero

Siamo giunti al termine. Nel salutarti e ringraziarti per il tempo che hai concesso a me e ai lettori di Atom Heart Magazine, ti lascio l’ultimo spazio per linkare i tuoi contatti sui vari social network e tutto ciò che occorre per rimanere in contatto con te, la tua musica e la tua miriade di lavori.

Impossibile starmi dietro in tutto.. mi dovresti fare da stalker.

I miei contatti social principali sono:

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