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Freerunner – Comunque vada, ti salterà la testa

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Prendete la regola fondamentale degli Hunger Games (uccidi o verrai ucciso), aggiungeteci l’insensata violenza di Rollerball e rendete il parkour un’arma di distruzione di massa: avrete il vostro Freerunner, Corri o Muori fatto in casa. La recensione potrebbe terminare qui e io potrei darvi appuntamento al prossimo mese. Invece no. Vi tocca stare a leggere qualche altra riga, è la vita.

Il nostro protagonista è un certo Ryan Carter. Un tipo simpatico, viso pulito e spazzatore di pavimenti di ospedale a livello agonistico. Di notte. Perché di giorno, signori miei (così, per creare enfasi), è tutta un’altra storia. Lui corre. Ryan corre. Ma non come Lola, e nemmeno come una persona apparentemente normale. Lui, signori miei (vedi parentesi un po’ più su), fa freerunning. E che diavolo è? Vi chiederete, giustamente, voi poveri mortali. Un ruba bandiera un pelo più acrobatico. I freerunner saltano sui tetti, si lanciano sui pali e si fiondano sui muretti, schiantandosi sulle auto in corsa e prendendosi a calci in culo – sì, signori miei (devo ripetermi?): a calci in culo -, se l’occasione lo dovesse richiedere, per recuperare tre stupidissime bandane piazzate in giro per la città. Chi le recupera e vince la corsa, beh, vince. Molto semplice e molto figo. Punto.

Immaginate, però, che in tutto questo correre, saltare, ribaltarsi e prendersi a calci in culo, ci sia qualcuno che scommette sul vincitore delle singolari gare. Una simpatica combriccola di miliardari che non vede l’ora di veder triplicate le proprie puntate (se state pensando a Hostel, avete ragione). Ecco, a questo punto, aggiungete agli ingredienti elencati prima anche un boss spietato (paura, eh?) che medita di munire i freerunner di un simpaticissimo collare esplosivo con lo scopo di fargli saltare la testa dopo un tot di tempo, o al minimo sentore di fuga, e divertire i sadici scommettitori.

Torniamo al nostro Ryan, che si è rotto le balle di spazzare pavimenti di notte. E quindi sogna di fare soldi, tanti soldi, grazie a queste gare. E scappare alla ricerca di un posto nel mondo (cito Fabio Volo, pensate che film inutile sia). Decide di scommettere su se stesso per l’ultima corsa alla quale ha intenzione di prendere parte. Ma qualcosa va storto. Il boss decide di rapire tutti i partecipanti e costringerli a fare il suo nuovo giochino con i collari. Chi non accetta, muore senza neanche correre. E allora tocca accettare. Accetta o ti salta la testa. Vinci o ti salta la testa. Insomma, comunque vada ti salterà la testa. Vamos.

Il boss, che non vi ho ancora presentato, si chiama Mr. Frank. E fa paura. Paurissima. Anzi no. C’ha la faccia da Forrest Gump e l’espressione da Scemo e Più Scemo. Probabilmente è il classico figlio di papà arricchito, senza neanche sapere come e perché, che non lavorando deve trovare un modo per passarsi il tempo e allora fantastica su collari esplosivi, tizi che corrono e idioti che scommettono. “Perché lo fai?”, “Perché è divertente”. E quindi daje.

Durante la gara, ci terrà compagnia anche Stacey, che a mò di annunciatrice Rai degli anni ’90, spiegherà ai frerunner in cosa consiste la gara e sottolineerà, con l’evolversi della stessa, i passaggi fondamentali. Ora, io non so se il regista volesse renderla odiosa o meno, fatto sta che lo risulta. E anche tanto.

E via così. Corriamo, scommettiamo e scanniamoci. La gaaaaaaaraaaaaa aahhhhhaaaaaa iiiiniiiiziooooo!!! (immaginate Mr. Frank che lo urla con la faccia di uno che soffre di stitichezza seduto sul water e non sa cosa sia la crusca). Adrenalina pura.

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Il primo a morire, come spesso accade, è il più scemo. Si ferma in bilico sul tetto e chiede a Finch aka il-più-bastardo-del-gruppo: “Dovremmo andare a destra? Che ne dici, amico?”. E quello lo butta giù. Gli avesse chiesto: “Dovremmo schiantarci al suolo?”, magari l’amico ci avrebbe pensato un po’ su. La nostra Stacey sottolinea il momento clou sentenziando: “Finch è un grande stronzo!”. Gli altri corridori, vedendo il più scemo inerme sul tettuccio di una macchina, esclamano “Cazzommerda” (non è una battuta) e continuano a correre. C’mon, cazzommerda.

Il secondo, Kid, morirà sempre per mano de il-più-bastardo-del-gruppo che lo prende a calci al solo scopo di non farlo passare in tempo dallo scanner (chi lo passa per ultimo, neanche a dirlo, muore). Finirà appeso a un filo mentre Ryan gli urla di non mollare e tenterà di tirarlo su come un Sampei qualsiasi (il mondo è pieno di Sampei, in effetti) che si ritrova all’amo la famigerata Carpa D’Oro. Peccato che per sbaglio striscerà lo scanner e a Kid aka la-carpa-d’oro salterà la testa e tutti insieme urleremo “Kiiiiiiiiiiiiiiiiiiiid!”. Anzi no, solo Ryan. “Kid Elvis è morto stecchito”, ci informerà Stacy supponendo che qualcuno possa non aver messo insieme mentalmente l’esplosione, il sangue sui muri e l’espressione di Rayn che sembra quella di chi ha appena scoperto che Babbo Natale se la fa con la mamma, arrivando in autonomia alla conclusione che Kid Elvis è morto stecchito (cit).

A questo punto, Ryan, visibilmente scosso, deciderà di trasformarsi nell’eroe che salverà il mondo e andrà a cercare Mr. Frank. Ma lo caricheranno su un furgone della polizia e lo arresteranno, insieme agli altri maratoneti 2.0 (“Oh oh, non ci aspettavamo questo furgone della polizia”, odiosissima Stacey). La soluzione, per Mr Frank, sarebbe quella di farli saltare tutti per aria. Ma i freerunner sono dei cervelloni: inizieranno a dare spallate alle pareti del furgone fino a ribaltarlo e scappare via come se non ci fosse un domani o avessero una bomba addosso. Mr. Frank e la combriccola di miliardari rimarranno estasiati e punteranno anche le mutande sui loro idoli. Che nel frattempo sono fuori dal percorso stabilito e se non riusciranno a rientrarci in cinque minuti netti, sapete già come andrà a finire: salteranno in aria. La ragazza di Ryan se li ritroverà davanti e li caricherà in auto, ignorando che in meno di venti secondi potrebbero esplodere tutti quanti. Ryan le urlerà “Ti Amo, mi dispiace, ti amo” e tenterà di lanciarla fuori dall’auto in corsa. Amandola e dispiacendosi. Quando tutto sembra perduto, e la povera crista (cit) pronta a rotolarsi sull’asfalto espulsa dall’auto alla velocità di circa 200 chilometri orari, rientreranno nella cosiddetta zona verde e dispenseranno sorrisi mentre lei, la povera crista (cit) che ha appena rischiato di fare la fine che molto spesso ha fatto Niko Bellic in GTA quando – alla guida – il giocatore preme inavvertitamente il triangolo sul joypad, li guarderà più confusa che persuasa. Ma la ameranno tutti.

Il terzo a lasciarci esploderà per un problema tecnico. Mi affido alle parole della poetessa Stacey per rendere l’idea: “Il suo collare è in cortocircuto, ci mancherai. Ciao ciao!”. Boom. Ciao ciao.

Il quarto morirà perché a un certo punto il gruppo deciderà di fermarsi su un tetto e iniziare a prendersi a calci in culo uno con l’altro senza motivo apparente, ma nel copione c’era scritto così e quindi l’hanno fatto. Il malcapitato finirà trafitto da un palo. Che morte idiota, per uno con un collare esplosivo al collo. A questo punto, Ryan riuscirà a mettere fuori uso il proprio il collare, e potrà tranquillamente abbandonare la zona verde. Il limite di tempo, comunque, resterà. E Stacey sottolineerà il momento con un catartico quanto perentorio “Wow, al capo gireranno le palle”. Tra imprevisti vari, il nostro Ryan, alla fine, riuscirà a trovare Mr. Frank e farlo fuori. Vincendo la gara e un milione di dollari.

Il film non fa pena. Di più. La recitazione degli attori scelti lascia a desiderare e con l’andare del tempo vi chiederete come sia stato possibile concentrare così tanti incompetenti in così poco spazio di pellicola. Il doppiaggio italiano peggiora il tutto, e le riprese in movimento faranno venire il mal di mare allo spettatore dopo mezzora di film (crederete che qualcuno voglia far saltare la testa anche a voi). Insomma, odierete gli attori, i cameraman, gli sceneggiatori, il regista e il momento in cui avete iniziato a vedere Freerunner, Corri o Muori. Ma sognerete la vostra vita narrata dalla simpatia contagiosa di Stacey.

Al prossimo appuntamento. Ciao ciao. Boom.

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