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Frantz, la recensione del film con Pierre Niney e Paula Beer

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Presentato in concorso alla 73. Mostra del Cinema di Venezia, l’ultimo film di François Ozon (Swimming Pool, Una nuova amica) esce nelle sale italiane il 22 Settembre.

Remake di Broken Lullaby, opera minore e poco conosciuta di Ernst Lubitsch, Frantz racconta la storia di Adrien Rivoire (Pierre Niney), giovane soldato francese che – al termine della Grande Guerra – si reca in Germania, dalla famiglia di un soldato rimasto ucciso di nome Frantz, presentandosi come suo amico. Verrà accolto con diffidenza da tutti fuorché da Anna (Paula Beer, che per questo ruolo ha vinto il Premio Mastroianni), fidanzata di Frantz. Gli eventi, però, prenderanno pieghe inaspettate.

Ozon rivisita il film di Lubitsch dandogli una lettura intimista e psicologica, ribaltando la narrazione lineare dell’originale e aggiungendo un ultimo atto struggente ma che non sfocia mai nel mèlo. La questione franco-tedesca, così come le relazioni fra i personaggi, sono trattate con rara delicatezza (complici i richiami al capolavoro di Jean Renoir La grande illusione) e interpretate in modo magistrale dai due giovani protagonisti. Stilisticamente, il regista si concede a virtuosismi e ad un simbolismo che potrebbe sembrare banale – e forse un po’ “furbetto” – ma che ad un’attenta analisi cela interpretazioni che mettono alla prova lo spettatore.

Nonostante il discreto successo ottenuto a Venezia, Frantz ha ricevuto una distribuzione che non gli rende giustizia, ma si spera nel passaparola e in una degna programmazione, anche se tardiva, che permetta a tutti di godere di questo gioiellino. Un film che ti cattura in punta di piedi e ti travolge lentamente, fino a quando è troppo tardi per accorgersi che stai annegando.

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