close
Breaking news

Ottime notizie per tutti coloro che hanno prenotato la standard edition di Fifa...read more Arriva la rivoluzione in casa Twitter dopo anni di annunci. Il celebre social h...read more L’artista sarà sul palco dell’Ariston anche in veste di direttore a...read more Messico, ucciso assistente di produzione di ‘Narcos’: cercava locati...read more L’1 settembre uscirà il nuovo attesissimo album di Ensi, dal titolo V. Qu...read more Lo scorso 21 maggio, Ok Computer – il terzo album in studio dei Radiohead...read more TESTO SALMO – NON VOLEVO Parli parli, ma non sento niente Quando canti b...read more Call2Play are Inoki Ness, Mad Dopa and Fabio Musta. FALLO TU è il singolo che ...read more Gue Pequeno, Non ci sei tu, Testo Mi fa strano lo sguardo perso di Chi vuole co...read more Basata su una storia di Stephen King, la serie TV (10 episodi) segue le vicende...read more

Fenomenologia del tifoso medio, la nuova rubrica satirica

acciaio scadentejpg
Le matte risate secondo il tifoso medio

Cos’è Fenomenologia del tifoso medio? Una rubrica satirica. O almeno, questo è ciò che si propone di essere. Di conseguenza, se avete fatto della vostra squadra l’unica ragione di vita e siete pronti a farvi esplodere all’urlo “ultras liberi!” in una piazza gremita di gente che vi descrive con ironia, sappiate che avete sbagliato luogo. Se, invece, siete – come spero – solamente dei sostenitori distratti e magari anche autoironici (che non guasta mai), continuate pure la lettura di questo articolo e di quelli che seguiranno.

Il tifo è una delle piaghe dell’Italia. Lo troviamo ormai dappertutto. In campo musicale, ad esempio, dove è addirittura sfociato in un altro fenomeno che – almeno qui – non appartiene unicamente all’Italia, ma è diffuso su scala globale: il fanboysmo. Se critichi Vasco Rossi, Biagio Antonacci, gli U2, Justin Bieber o chi per loro, ti ritroverai un affastellamento di persone (i fanboy, appunto) ad aspettarti sotto casa pronte a dichiararti guerra. Qualcosa di simile avviene persino in politica, dove non esistono più i sostenitori di un’idea, ma dei veri e propri tifosi pronti a fare di tutto per difendere il Berlusconi, il Monti o il Bersani di turno. In ogni caso, se nello sport il tifo potrebbe essere considerato una cosa naturale (va bè), nella musica e, soprattutto, nella politica ne faremmo volentieri a meno. In queste pagine, il tifoso esaminato sarà appunto quello di calcio. Poiché Egli è, probabilmente, il pioniere di tale fenomeno globale. Anzi, Egli è. Punto.

Quando la partita è in programma alle 12:30, Egli pranza alle otto di mattina pur di essere allo stadio in tempo. Segue la sua squadra anche in trasferta e nelle amichevoli intercontinentali. Se, per un caso qualsiasi, non può andare a vedere la partita allo stadio, passa la giornata a casa – senza pranzare o cenare, dipende dall’orario – guardando prepartita, partita, postpartita, interviste, ampia sintesi, highlights e differita. Egli, allo stadio si fa fotografare con un sorriso a trentadue denti, in abbigliamento tipico da tifoso: sciarpa e cappellino – anche ad agosto – e una bandiera formato trecento metri per trecento con i colori della sua squadra. Quella foto, poi, finirà come sfondo del suo desktop e del suo cellulare (il quale ha già la cover con i colori sociali).

Egli, dopo una sconfitta, non dorme cercando di spiegarne le cause sui forum. Dopo una vittoria, sempre sui forum, decanta le doti di allenatore e giocatori. Ma è nei social network che Egli mostra il meglio di sé. Su Twitter, è vicecampione olimpico di ideazione di hashtag inutili (prime sono le bimbominkia, ndr) quali #[nome calciatore]restaconnoi, #[nome squadra]sempreconte, #cesolouncapitano, #squalificatecitutti e via così. Su Facebook, pubblica ogni video presente su Youtube con in sottofondo l’inno della squadra del cuore e si iscrive a ogni pagina dedicata al suo credo. Sempre su Facebook, alla voce “orientamento religioso” inserisce il nome della sua squadra del cuore e alla voce “orientamento politico” quello del capitano di essa. Nel tempo libero – e ne ha molto – girerà le pagine dedicate alle squadre rivali, ricordando in ogni post che sono “la mafia del calcio” e che la sua squadra, quando se li troverà di fronte, gli segnerà 3 gol per tempo.

Il periodo del calciomercato è quello che Egli preferisce e vive con maggior pathos. Parla dei soldi spesi dalla sua squadra come se dovesse metterceli di tasca propria e, molto spesso, conduce le trattative in prima persona: “Llorente vale al massimo 5 milioni, di più non dobbiamo dargliene”, “6 milioni all’anno per Leo Messi sono troppi, al massimo gliene diamo 2 e mezzo più bonus spalmati in cinque anni”, “Per Pandev voglio 25 milioni, altrimenti non si muove”, “13 milioni per Pereira? Al massimo gli diamo due euro”, “Lamela è un giocatore fumoso, vediamo se mi convince, altrimenti mandiamolo via”. In alcuni casi, funge anche da talent scout, consigliando al presidente e al direttore sportivo – rigorosamente tramite i social network, con i post visibili ai soli amici –  di prendere tizio o caio che ha visto su Youtube o, peggio, ne ha scoperto l’esistenza giocando a Football Manager.

Durante le partite, invece, Egli è il sinonimo dell’imparzialità: non è mai fallo contro la sua squadra e l’arbitro è – per definizione – venduto. Se uno dei suoi beniamini, in area, inciampa sul pallone al momento del tiro è sempre rigore. Al contrario, se uno dei suoi beniamini spacca tibia e perone ad un avversario con la palla dal lato opposto del campo, l’intervento è regolare, non l’ha neanche toccato, è tutta scena e il malcapitato – uscito in barella – va addirittura ammonito per simulazione e conseguente perdita di tempo per i soccorsi. Del resto, si sa, il calcio non è mica un gioco per femminucce (cit). Egli, in definitiva, conosce a memoria il regolamento del gioco del calcio, pur non avendolo mai letto.

Parte integrante del tifoso-pensiero è poi che ogni telecronista non sia assolutamente imparziale, ma vada sempre contro la sua squadra, tifando gli avversari del giorno o – più semplicemente – chi li tallona in classifica. Gli unici telecronisti che Egli stima sono quelli delle telecronache del tifoso (appunto): gli juventini hanno Zuliani come unico Dio, i milanisti hanno fatto di Pellegatti un vero e proprio Guru e per gli interisti, invece, Scarpini è il miglior telecronista degli ultimi 150 anni. A turno, i tifosi interisti diranno che Zuliani non capisce nulla, quelli juventini diranno di Scarpini ogni male, ma – per entrambi – Pellegatti sarà quanto di più simile a un cretino. Inutile dire che, il resto della stampa, per Egli è il male. Qualsiasi giornalista contribuisce a portare avanti una vera e propria macchinazione mediatica atta a screditare la sua squadra del cuore, tacendo su rigori non assegnati e trattative di mercato irregolari delle società concorrenti. Il complotto, per Egli, è all’ordine del giorno e, in alcuni casi, finisce per diventare una paranoia.

Questo, e molto altro, lo analizzeremo nei prossimi giorni. La rubrica avrà una cadenza settimanale e partirà ufficialmente da domani (questo articolo serve solo a presentarvela, ndr). Ogni settimana (ma va?), verrà esaminata una particolare categoria di tifosi: “Il tifoso della Juventus”, “Il tifoso dell’Inter”, “Il tifoso delle medio/piccole”, “Il tifoso esterofilo” e via dicendo. Non temete: ce ne sarà per tutti. Non si faranno particolarità e chi scrive – lo chiarisco fin da ora – non ne ha in alcun modo.

L’appuntamento, qualora lo vogliate, è a domani e per le settimane a venire.
Ad majora.

Tag:, , ,

No Comments
Story Page