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Fabio Aprea ci parla di “Sto dove sto” e “Ma che me ‘mporta ‘e te” (INTERVISTA)

S. Grandi – Da qualche settimana sono usciti : “Sto dove sto” & “Ma che me ‘mporta ‘e te” in collaborazione al gruppo blues TheRivati. Può parlarci di questo progetto che fonde cinema e musica?

F. Aprea –  Quando decisi di lavorare alla sceneggiatura del lungometraggio “Sto dove sto” con Gianpaolo Bucci, sulla base dell’idea di Raffaele Marino, rimasi colpito dal sound dei TheRivati e decisi che l’album Chiù Black rà Midnight sarebbe diventata la colonna sonora del futuro film. Scrivevamo le scene immaginandole accompagnate dall’inconfondibile sound di Paolo Maccaro e Marco Cassese.  Successivamente abbiamo avuto la possibilità di realizzare il teaser “Sto dove sto”  tratto dalla sceneggiatura, grazie al giovane produttore napoletano Claudio Cozzolino, e abbiamo selezionato alcuni brani dall’album nonché l’inedito “Ma che me ‘mporta ‘e te “ nella sua versione acustica. Quando i TheRivati hanno deciso di inserire la track nell’album Black ci è venuto naturale dar vita ad un ulteriore collaborazione extra-cinematografica, un progetto che fondesse due espressioni artistiche: “Sto dove sto” & “Ma che me ‘mporta ‘e te”. Due opere, un’anima sola.

S. Grandi – Come é nata la collaborazione con questo gruppo? Era la prima volta che lavorate insieme?

F. Aprea – Raffaele Marino, protagonista e ideatore di “Sto dove sto” mi presentò, prima ancora di iniziare il processo di scrittura, i TheRivati: fu sintonia immediata, lo stesso approccio all’arte musicale e cinematografica. E poi il loro background, la voglia di sperimentare, nonchè le origini del loro sound hanno incontrato totalmente i miei gusti musicali. D’altronde sono cresciuto a pane e blues…

S. Grandi – Come mai il titolo “Sto dove sto” per il cortometraggio? Che significato ha? Cosa vuole trasmettere?

F. Aprea – Alfredo, il protagonista, vive da sempre ad Ischia e non ha mai messo piede al di fuori dei confini isolani. Nonostante Alfredo sia un 35enne sui generis, una curiosa mescolanza di ingenuità,impertinenza, umorismo e malinconia, incarna pienamente l’immobilismo e l’incapacità di cambiare della sua/mia generazione. È  convinto di avere tutto ciò di cui ha bisogno dalla vita, ma nel momento in cui verranno intaccate le sue certezze si troverà di fronte ad un bivio: decidere finalmente di lasciare Ischia per cercare fortuna altrove o crogiolarsi nella sua “tranquillità” fittizia?

S. Grandi – Chi ha lavorato al suo fianco per la realizzazione del Cortometraggio? Ci dice qualcosa in più in merito alla scenografia, alla trama, ai personaggi, alle ambientazioni?

F. Aprea – Mi sono avvalso della collaborazione di professionisti del settore cinematografico come Ugo Lo Pinto (direttore della fotografia), Lorenzo Marzano (scenografo), Adele Parrillo (aiuto regia) e Rossella Aprea (costumista). Nonchè di talenti emergenti come Claudio Cozzolino, produttore del teaser/corto. Inoltre ho avuto l’onore di dirigere attori del calibro di Gianni Ferrari (Giovanni Maruzzella, il matto dell’isola)e Tina Femiano (la madre di Alfredo).  L’isola di Ischia non poteva che fare da sfondo a questa commedia, con i suoi splendori e le  colorite contraddizioni; il personaggio di Alfredo incarna in un qualche modo vizi e virtù della cultura ischitana.  Gli isolani conoscono Alfredo come “quello che non ha mai lasciato l’isola”.  Le motivazioni che permeano la scelta del personaggio non sono esclusivamente legate ad un’insicurezza atavica. L’incapacità di Alfredo di allontanarsi da Ischia, come dalla madre, condiziona pesantemente le sue possibilità di vivere una vita adeguata alle proprie potenzialità e al proprio talento artistico nel lavorare ili legno trasformandolo in splendide sculture. Egli dichiara a più riprese l’amore e il legame per un’isola che in realtà lo ingabbia e non lo comprende nella sua “diversità”. Uno dei suoi crucci più grandi è  l’amore mai dichiarato per Anna, amica di sempre e ancora nulla di più.


S. Grandi – Domanda quasi scontata … lei come si è avvicinato al mondo del cinema? Come è diventato “regista”? Quali sono le tappe fondamentali della sua carriera?

F. Aprea –  Mi sono laureato in filmologia al DAMS di Roma Tre e negli anni universitari ho iniziato a lavorare sui set cinematografici come assistente alla regia. I primi film con Damiano Damiani e Stefano Incerti, successivamente con altri registi. Ho partecipato anche a diversi progetti indipendenti (documentari, videoclip, cortometraggi), non ultimo il documentario di prossima uscita che racconta la genesi della celebre famiglia Coppola come produttore esecutivo.  Il mio primo lavoro come regista risale al 2004: un cortometraggio realizzato col gruppo Guiafilm nell’ambito del progetto collettivo Scripta volant.  L’ultimo film come aiuto regista risale al 2009 (Feisbum). Da quel momento in poi ho deciso di dedicarmi ai miei progetti indipendenti come regista e sceneggiatore. Sto dove sto è uno di questi.

S. Grandi – Sta lavorando a qualche nuovo progetto? Magari altri cortometraggi, video o … un film?

F. Aprea –  Mi piacerebbe realizzare il film di Sto dove sto. La sceneggiatura è pronto e in attesa di qualche finanziatore/produttore coraggioso. Ho scritto e diretto uno spot per l’AIDO (associazione italiana per la donazione di organi e tessuti) che ha come testimonial/protagonista Fabrizio Donato, bronzo olimpico a Londra 2012 nel salto triplo, in fase di post-produzione. Al momento sto lavorando ad un documentario sulla scena rap napoletana con Paolo Maccaro, ma il progetto è top secret non posso dire di più.

S. Grandi – Le faccio una domanda dai mille volti e dalle mille sfumature …. secondo il suo punto di vista, che ruolo ha oggi il REGISTA in Italia?

F. Aprea – Un ruolo scarsamente conosciuto e riconosciuto.  Molte persone ignorano il suo reale operato e i settori in cui opera (cinema, teatro, ecc..) non lo valorizzano come dovrebbero. IL problema è più ampio e  deriva in buona parte dalla mancanza di attenzione del nostro Paese verso la Cultura e la sua diffusione.

S. Grandi – Quali sono i suoi idoli in materia? Registi che l’hanno ispirata o che semplicemente stima?

F. Aprea – La lista è troppo lunga, posso dare un accenno: Orson Welles e Kubrick i nomi altisonanti e inavvicinabili, fonte di ispirazione per tutti coloro che amano e desiderano fare cinema . La generazione di Scorsese, Coppola, De Palma

, Spielberg e Milius rappresenta il punto di contatto forte col cinema americano. Il genio Terry Gilliam, i talentuosi Paul Thomas Anderson e Nicholas Winding Refn, figli della generazione sopra citata. Ma davvero, l’elenco è troppo lungo e non  vorrei tediare ulteriormente i lettori…

 

Selene Grandi – https://twitter.com/EllZed

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