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E’ morto Ravi Shankar, il maestro sitar di George Harrison

Immagine The Guardian

Per George Harrison era “the Godfather of world music”. Ravi Shankar non fu solo il suo maestro sitar, ma ne cambiò anche la vita spirituale; e, con l’influenza che ebbe non solo su George, segnò una svolta nella produzione artistica dei Beatles. Dall’India, i quattro ragazzi di Liverpool non tornarono più gli stessi, come si usa, correttamente, dire. Ravi Shankar, naturalmente, ispirò in maniera profonda anche la carriera solista di George Harrison.

“The Godfather of world music” suonò a Woodstock nel 1969 e, due anni dopo, a New York partecipò a “The Concert for Bangladesh“, forse meglio conosciuto come “George Harrison and friends”, che viene considerato il quarto album solista dell’ormai ex Beatles.

Ravi Shankar, ritenuto l’ambasciatore della cultura indiana nel mondo, è il padre naturale della cantautrice Norah Jones: non la riconobbe mai, ma l’esame del DNA non lasciò dubbi. Riconobbe invece Anoushka Shankar, anch’essa musicista e curatrice del Ravi Shankar Centre. Si è spento oggi (ieri per il fuso orario) nello stato di San Diego (Usa) dov’era stato ricoverato il 6 dicembre scorso per difficoltà cardiache e respiratorie. Aveva 92 anni.

Qui sotto un estratto dal film-documentario di Martin Scorsese su George Harrison.

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