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Don Diegoh & MastroFabbro – Come il suonatore Jones (CON TESTO)

In attesa di Radio Rabbia, che sarà fuori a Settembre, Don Diegoh pubblica un inedito: Come il suonatore Jones.

Prodotto da MastroFabbro aka Rough Chop
Mix & Master: Madasound & MastroFabbro – Artwork: Tarm’O Graphix


TESTO:
Adesso che non c’è più niente che riscalda il vento poggio le mie mani inutilmente su un braciere spento/ e indosso le parole per vestire i miei pensieri perché so che non esistono guerrieri senza scudo/ e che non mi è concesso più di uscire fuori a cuore nudo/ e starmene seduto un’ora ai bordi di un imbuto/ non sono mai caduto anche se ad ogni richiesta d’aiuto Houston ha risposto sempre con un “passo e chiudo!”/ dai passi sul velluto fino ai salti nel cratere/ intreccio trame fitte tra i tessuti del sapere/ in queste notti intere di silenzi e di però/ verso alcool nel bicchiere come il suonatore Jones/ c’mon/ Mò che è tardi per l’ennesimo reload/ la vita chiede un conto che non saldi con un pagherò/ tocca alzare il bavero/ proteggersi dal freddo e ricordare che comunque vada me la caverò/
RIT: “There’s nothing in this world that can’t stop me/ prima di mettere i miei sogni in standby devi sapere che/ There’s nothing in this world that can’t stop me/ vorresti rendere i miei occhi giacchiai ma non adesso che/ There’s nothing in this world that can’t stop me/ vorresti spegnermi coi modi che hai non ti è concesso se/ There’s nothing in this world that can’t stop me/

Quando si chiudono i rapporti forti è la volta di esami di coscienza e capi d’imputazione/ ma tra analisi/ giudizi/ processi all’intenzione/ va tutti in prescrizione tranne i sensi..di colpa/ che assieme ai tuoi ricordi entrano in camera la sera per dormire accanto alle farfalle ai bordi di una plafoniera/ e li puoi mettere petrolio sui diamanti ma non serve a sminuire il valore di ogni tua storia se è vera/ calore nei maglioni/ tasche piene di illusioni/ in pantaloni che non svuoti e scordi nell’armadio/ ma i torti e le ragioni vanno via con le stagioni e tutto cambia come le canzoni dentro le stazioni radio/ stadio ultimo/ di quelli in cui ti chiedi dove sta Dio/ statico su all’attico/ di quelli in cui ti siedi per un attimo per poi rialzarti in piedi/ e ridi in vista di altri giorni freddi più che all’artico/

RIT

Ed ho vagato in stanze vuote come in posti popolati/ per mano alla tristezza tra risposte che sapevo già/ c’erano tutti i cancelli sbarrati/ e un unico sorriso sempre uguale, quello di mio papà/ che ha tenuto i suoi due occhi spalancati/ così che mi aggrappassi con le mani sulla retina/ così che superassi giorni bui per colpe altrui di cui conservo belle foto appese ai chiodi dentro l’anima/ vagando in stanze vuote come in posti popolati/ i giorni complicati con i loro rompicapi li ho nascosti sotto i copricapi ed ogni stato d’animo si è perso tra perifrasi e discorsi patinati/ a conti fatti è meglio se non conti sopra gli altri/ il fondo è stato disegnato solo per rialzarti/ e la paura di affrontare il mondo può spaccarti/ ma se non hai paura di te stesso allora spacchi/

Rit

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