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Disco ’70-80: il perché della rivincita dei superclassici.

 

Chiunque di voi, come me, sia appassionato di musica degli anni ’70 e ’80 non si sarà lasciato sfuggire il dilagare di discoteche che organizzano serate “retrò” a ritmo via via più incalzante.

L’incredibile risalita dei classici pop e rock di qualche decennio fa, che comincia non prima della fine del 2010, mi fa porre dunque una domanda: perchè non prima? Perchè, con milioni di appassionati di quelle canzoni immortali, tra chi c’era e chi non c’era ancora, si è aspettato così tanto per accrescere un fenomeno mai conclusosi, che attendeva in silenzio, nell’ombra, di ritornare in voga? Per rispondere torniamo a 5 anni fa.

2007. Mentre il mondo non conosce ancora il finale della saga di Harry Potter, sta scoprendo ora l’iPhone e la Playstation 3, quando ancora in pochi conoscono il talento di Lionel Messi, i 30 Seconds to Mars e Amy Winehouse fanno il loro prepotente ingresso sulle scene mondiali proprio mentre stanno tornando dopo un lungo letargo Avril Lavigne, che farà incetta di premi con la sua Girlfriend, e i Linkin Park (con Minutes to Midnight).

Un lustro dopo, tralasciando i fatti di cronaca di cui sarete tutti a conoscenza, di cose ne sono cambiate, specialmente in musica. La protagonista di questi cinque anni è stata la musica house, che da semplice ritmo discotecaro ha visto il suo sviluppo come fenomeno commerciale e radiofonico: artisti come David Guetta, Bob Sinclair e, ultimi cronologicamente, Martin Solveig e LMFAO hanno saputo trasportare un genere, reinventandolo completamente, in radio, facendo diventare un successo planetario da milioni di dischi (e dollari) quello che qualche anno prima sarebbe stato un “sample fomentante” e nulla più.

Vi starete chiedendo: ma perchè ci parli di house se vuoi parlarci della musica anni ’70?
Risposta facile: ne è la causa, più di quanto possiate immaginare.

Infatti fino a qualche anno fa la “musica commerciale” abbracciava molti più generi: è da quando Guetta e soci hanno iniziato a tenersi la torta tutta per sé, monopolizzando il settore, che tutti noi “rockettari vecchio stile” abbiamo iniziato a cercare altro. E la crescita delle radio “settoriali”, come Virgin o Radio Rock, sono il preludio di quello che può essere un ritorno ai classici “di reazione” alla settorializzazione del commerciale. Per dirla in soldoni, meno pesci troverò nel lago, più sarò motivato ad andare a pescare altrove. E per quanto questo impoverimento subito dalla musica possa essere stato nocivo, ha alimentato un ritorno ai grandi classici e una fame di serate “70-80” che sta riportando questo genere di serate danzanti a livelli altamente competitivi.

Concludendo questa indagine sui generis vi lascio con uno dei superclassici più in voga nei dj-set più bizzarri del momento. Chissà che non sia una specie di invito ad andare a riscoprire ballando le meraviglie musicali dei tempi andati (ma che, fortunatamente, aspettano solo che torniate ad immergervici completamente), per una serata un po’ Woodstock un po’ Bee Gees.

Immagine anteprima YouTube

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