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Concertone del Primo Maggio: promossi e bocciati

Concertone del Primo Maggio:
cosa c’è da salvare e cosa invece non vorremmo rivedere mai più.

Da salvare:

I Sud Sound System. Esibizione pressoché perfetta e sono stati tra i pochi a toccare praticamente tutti i temi importanti. Spiace pensare che, semmai un giorno si festeggerà la fine della precarietà, i Sud Sound System saranno ormai andati in pensione da un bel po’.

Il cast più o meno completo di Boris. L’unica delusione che hanno dato, è stata quella di confermare che non ci sarà una quarta stagione della fuoriserie italiana.

Marina Rei. Inedito da brividi (Qui è dentro) e cover cazzutissima di Janis Joplin che ha rasentato l’epico. La voglio alla batteria ogni mattina come sveglia. Datemela.

Il Teatro degli Orrori. Possono piacere o non piacere, ma sul palco è fuori da ogni dubbio che ci sanno stare.

Mauro Pagani. E va bè, qui non occorre neanche specificare. Inchiniamoci.

Elisa. Sempre brava. Ormai è una certezza.

Caparezza. Animale da palcoscenico. Racconta l’Italia (bene) come nessuno, riesce a stupirti ogni volta ed è uno spettacolo vederlo dal vivo. Aggiungo altro?

Manuel Agnelli. Straordinario.

Raiz e Stefano Di Battista. Fenomeni veri.

Eugenio Finardi. Geeeeenio (cit).

 

Immagine anteprima YouTube

 

Da non rivedere mai più:

Gli Stomp. Saranno anche bravi (?), ma dopo cinque minuti te le hanno già sfrangiate ben benino.

Dente. Lui tutto fa tranne che sfrangiartele. Probabilmente perché – dall’entusiasmo che trasmette cantando – pare non ne abbia né la forza né, tantomeno, la voglia. Innovativo e originale come un falò in spiaggia a Ferragosto.

Il cantante dei Nobraino. Decide di radersi (male) sul palco. Si sarà reso conto che, data la poca estensione vocale, l’unico modo per tenere alta l’attenzione era provare a fare un gesto eclatante.

Gli A67. Hanno pensato bene che tra un “uagliù ce stat!” urlato alla cazzo e un altro “uaglù ce stat!” urlato senza motivo, sarebbe stata cosa buona e giusta martoriare l’incolpevole Fabrizio De André. Don Raffaè è stata letteralmente massacrata come neanche l’opposizione nel ventennio fascista. Sembra sia piaciuta solo a Pannofino che, a esibizione terminata, si è lasciato sfuggire un “Ammazza che bella!”, non rendendosi conto che quello sarebbe stato il momento giusto per indossare nuovamente i panni di Renè Ferretti e urlare qualcosa tipo “Cani, cani maledetti!”.

Nina Zilli. Una nota l’avrà azzeccata? Elegante e carina, si lascia andare a un “Daje Roma” che più che la copia di Mina, è sembrata la brutta copia de Er Cipolla.

Subsonica. Solitamente li tollero. Stavolta proprio no.

Noemi. Hey Jude a dir poco devastata. Grida ancora vendetta.

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