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Ciclo Oscar 2013: Django Unchained

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Wow. Non potevo iniziare questa recensione senza usare una parola diversa da questa, come non avrei potuto aprire il ciclo legato agli Oscar 2013 senza iniziare da Django Unchained. Un film perfetto. Non mi capita spesso di dirlo, soprattutto se il film in questione vuole citare Sergio Leone e i suoi western. Ma Quentin Tarantino ce l’ha fatta. Ci ha ridato Sergio Leone, ci ha ridato quel genere che in tanti, forse troppi, avevano provato a portare alla ribalta dopo che ormai era calato il sipario su questo genere. Troppi film sbagliati (basti ricordare anche il recente Cowboys And Aliens con protagonista Daniel Craig) non hanno fermato il genio di Quentin Tarantino che ci ha portato una pellicola degna del suo nome. Dalla sceneggiatura perfetta alla regia sempre più azzeccata (con qualche “gioco di camera” alla Sergio Leone) e con una colonna sonora da brividi (da segnalare una fantastica Elisa che con la sua “Ancora Qui”  aggiunge quel tocco italiano che ci fa sentire orgoglosi). Per non parlare delle recitazioni, Leonardo Di Caprio ha fatto un lavoro incredibile e il fatto che sia stato escluso dalle nomination degli Oscar è qualcosa di indecente (basti pensare che si è tagliato una mano durante una scena e ha continuato a recitare come se niente fosse), per non parlare degli attori principali del calibro di Jamie Foxx e Christoph Waltz che portano il film a livelli incredibili.

Trama:

Il dottor King Schultz, gentile, affettato e un po’ stravagante dentista tedesco, gira per l’America degli anni precedenti alla Guerra civile esercitando quello che è il suo vero mestiere, il cacciatore di taglie. Il buffo omino infatti, dietro la facciata di amabile rispettabilità, nasconde la sua natura di spietato predatore. Per raggiungere alcune delle sue prede libera lo schiavo di colore Django, venduto dai suoi padroni in seguito a una fuga di troppo insieme alla moglie Brumhilda, e ne fa un uomo libero. Stipula quindi con il vendicativo e disperato protagonista una sorta di contratto: se questi l’aiuterà nella sua caccia ai ricercati durante il rigido inverno statunitense, egli si metterà poi a disposizione nel difficile compito di ritrovare la moglie, venduta alla famigerata piantagione di Candyland, e sarà suo complice nell’operazione di riscatto della donna. Per Django inizia così un percorso di addestramento, che lo rende un temibile pistolero provetto. Una volta finita la stagione dedicata all’inusuale lavoro, la sua vendetta contro gli uomini bianchi che ne hanno imprigionato l’amata sarà terribile e pari alla sua collera.

Considerazioni finali:

Anche se a guardare la durata uno può pensare che sia troppo lungo (ben 2 ore e 45 minuti di film), Django Unchained è uno di quei film che ti tiene attaccato allo schermo fino all’ultimo secondo. E ovviamente queste sono solo pareri personali, ma Quentin Tarantino è riuscito a regalarci un capolavoro. Da vedere.

Voto: 9

Trailer:

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