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Chris Martin: “Madness è la più bella canzone mai scritta dai Muse”

Having been their opening act 13 years ago I’m proud to say that I think this is Muse’s best song ever.

Avendo aperto un loro concerto 13 anni fa sono orgoglioso di dire che penso (che Madness, nda) sia la canzone più bella dei Muse.

Firmato CM, per gli amici Chris Martin: questo è il post apparso qualche minuto fa sulla pagina Facebook (e replicato sulla message board del sito ufficiale dei Muse) dei Coldplay (band di cui Chris è frontman).
Un grande attestato di stima per i Muse, da parte di una band che sta vivendo, in un altro ambiente, in un genere diverso, la stessa fase della parabola artistica che la band di “Time is Running Out” sta attraversando. Tuttavia, non è la prima dichiarazione che la band (e Chris Martin specialmente) rilascia sui Muse: già diversi anni fa Martin aveva lasciato un commento sul guestbook del sito ufficiale della band di Matt Bellamy dichiarandosi un grande fan del gruppo, oltre che, come ha fatto oggi, ribadire l’orgoglio di aver aperto la prima data (a Portsmouth) del tour inglese del trio (allora molto meno famosi di oggi) di qualche anno fa.

Dopo questo, venne una vera e propria collaborazione di Bellamy con i Coldplay in Politik (nonchè, si dice, vari consigli sugli arrangiamenti di “God Put a Smile upon my Face”, ancora oggi uno dei brani più apprezzati del disco), brano di apertura dell’ormai storico A Rush Of Blood to the Head, album che (contenendo, fra le altre, In My Place, The Scientist e Clocks) consacrò i Coldplay come nuove promesse del pop rock europeo. Si dice che anche per il successivo lavoro Chris Martin abbia tratto ispirazione da “Origin of Simmetry“: in una intervista dichiarò che gli organi della celeberrima “Fix You” volevano imitare (anche se, dichiarò, il risultato finale ne era uscito totalmente diverso), nel suono, quelli di Megalomania (traccia di chiusura di OfS, pubblicato tre anni prima dai Muse).

In una intervista ancora più recente, risalente a quando i Coldplay stavano programmando il tour mondiale di Mylo Xyloto, il primo che avrebbe portato la loro musica nelle grandi arene all’aperto, Chris disse che ciò che stavano programmando per la scenografia (che comprende grandi effetti scenici, utilizzo massivo di fuochi artificiali e laser…) traeva largamente ispirazione dai concerti dei Muse (il cui ultimo palco “da stadio” consisteva in un grande gioco prospettico e che includeva al suo interno anche un piccolo dirigibile che volteggiasse, durante l’esecuzione di alcuni brani, tra le tribune dell’arena), anche se, dichiarò poi, correggendosi:

Non saremo mai “estremi” ed eccessivi come i Muse. Gli lasceremo fare le cose in grande e poi penseremo “Ok, ma come ci sono riusciti?”

Dunque, un nuovo capitolo dei buoni rapporti dei Muse con i Coldplay, entrambi al vertice delle proprie carriere, a dimostrazione che, a volte, le linee parallele possono toccarsi.

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