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Che Rio Ce La Mandi Buona – Day #7: tiqui-basta, N’Kono si suicida solo per potersi rivoltare nella tomba

Il settimo giorno ci regala i primi verdetti: la Spagna è aritmeticamente eliminata, Casillas è pronto ad andare in terapia e Diego Costa stramaledice il momento in cui ha scelto la nazionalità spagnola piuttosto che soffiare il posto a quel paracarro di Fred. Fuori anche l’Australia, se a qualcuno importa.

Casillas-sergio-ramos

Il momento in cui Casillas e Sergio Ramos realizzano di essere fuori dal Mondiale.

Australia-Olanda 2-3. Dopo 20 minuti l’Olanda è già avanti grazie a un gran gol di Robben. Da qui in poi, gli Orange le proveranno tutte per perdere la partita. Passa solo un minuto e Cahill mette dentro il gol del secolo degno del miglior Van Basten con un tiro al volo su un lancio proveniente da centrocampo. Nella ripresa, l’Australia si porta addirittura in vantaggio con un calcio di rigore e gli olandesi iniziano a capire che di questo passo butteranno nel water una buona occasione per qualificarsi con un turno d’anticipo e lasciare che Spagna e Cile si scannino per il secondo posto. Così, ci pensa il solito Van Persie e rimettere le cose in parità facendo quello che sa fare meglio: sfondare la rete. L’Australia prova a riportarsi sopra nel punteggio ma Leckie spreca tutto cercando di segnare di petto (sul serio, non è una battuta). L’Olanda lo giudica un affronto e Depay lascia partire una ciofeca da casa sua che batte un colpevolissimo Ryan, il quale probabilmente pensava più alla storia tra Marissa e Oliver che a distendersi comodamente e respingere una palla facile facile. Olanda agli ottavi, Australia a casa.

Spagna-Cile 0-2. Come avevo detto ieri, la Spagna avrebbe sicuramente provato a prenderne cinque anche dal Cile. Così è stato, ma ha fallito prendendone solo due. Ci accontentiamo. Il primo gol arriva su una scemenza a centrocampo che suona come tiqui-taca-andato-a-zoccole-ucraine. Sanchez ruba palla, la serve ad Aranguiz il quale la passa a Vargas che si ritrova al cospetto del solito Casillas che ultimamente adora tuffarsi e sguazzare nel dramma lasciandosi penetrare dal primo che passa (questa suona malissimo, lo so, ma tant’è: solidarietà umana a Iker). Diego Costa prova a suonare la carica ai suoi (ai suoi, insomma, è diventato spagnolo ieri, va bè), ma prima di partire per il Brasile ha dimenticato di farsi sistemare la convergenza dei piedi e adesso non riuscirebbe a colpire nemmeno un elefante da dieci centimetri di distanza. A due minuti dall’intervallo, Sanchez calcia una punizione senza molte pretese, ma Casillas dimostra ancora una volta che non parerebbe nemmeno un palloncino sgonfio e la respinge malamente sui piedi di Aranguiz: il cileno non si lascia pregare e mette dentro il 2-0. Nel secondo tempo, Busquets ha l’occasione di riaprire la partita, ma siccome non è mai stato un giocatore di calcio la spara fuori da praticamente dentro la porta. In sole due partite, la Spagna ha subito sette reti ed è riuscita a segnarne a malapena una (su rigore). È leggenda. Mettetela come volete, ma era ora che lo strapotere del tiqui-taca finisse. Perché – lo si dica pure – erano anni che Spagna e Barcelona distruggevano i maroni con partite la cui trama era sempre la stessa: passaggi di due centimetri in orizzontale, poi dietro, poi avanti, poi dietro, poi filtrante e arrivati davanti alla porta si ricominciava tutto da capo. Quale ragnatela ipnotica di passaggi (così la chiamano i calciofili di professione, ndr), sembrava piuttosto il punto croce. Eccheppale, diciamocelo. Datemi dell’eretico, adesso. Ma prima consentitemi un vamos. Tiqui-basta.

Camerun – Croazia 0-4. Il Camerun senza Etoo è un po’ come l’Inter di Cuper senza Vieri. Anzi, forse pure peggio. Olic la mette dentro dopo appena undici minuti. Mezzora dopo, Song rifila un pugno insensato alla schiena di Mandzukic e finisce il suo Mondiale sotto la doccia con una partita e mezza d’anticipo. Nel secondo tempo, inizia lo show di Itandje. Prima sbaglia un rilancio servendo Perisic che si fa metà campo palla al piede senza incontrare ostacoli e la deposita comodamente in rete con il portiere camerunense tuffatosi dal lato opposto, poi non riesce a decidersi se uscire o no su un calcio d’angolo e si lascia trafiggere da un colpo di testa di Mandzukic che gli passa praticamente sotto le braccia (si dirà che gli è rimbalzato davanti, ma se non avesse fatto la danza del ventre per poi tornare sulla linea di porta gli sarebbe sbattuto addosso e non avrebbe dovuto fare alcuno sforzo per pararlo), e come se non bastasse non trattiene un tiro facilissimo respingendolo sui piedi del solito Mandzukic ed è 4-0. Visto Itandje, N’Kono si è suicidato solo per potersi rivoltare nella tomba.

Il programma di oggi si aprirà con una sfida tra Colombia e Costa D’Avorio che potrebbe risultare interessante, poi continuerà con l’Uruguay che cercherà di tornare a casa in anticipo contro l’Inghilterra e si chiuderà con il grande di calcio che solo Giappone e Grecia sono in grado di offrire (ergo, si salvi chi può). Io vi do appuntamento a domani, come sempre. Se non volete aspettare, vi invito a seguire me su Twitter, e a seguire Atom Heart Magazine sul nostro account Twitter ufficiale e sulla nostra pagina Facebook.

Até amanhã e abbasso il tiqui-taca!

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