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Cassano si racconta: “Allenandomi al 100% potevo fare di più, non si va avanti solo con la qualità”

Le verità di Antonio Cassano raccontate a Marco Tardelli a Confessione Reporter, su Mediaset.

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Perché sei considerato un ragazzo difficile da gestire?
“Forse per la storia, perché ho fatto tanti casini. Ma se si è corretti con me, io non sbaglio”.

Però anche tu puoi sbagliare…
“Sono istintivo, ho sbagliato al 99% delle volte”.

La tua carriera nasce col gol all’Inter. Hai fatto tutto per essere un leader?
“No, potevo fare di più. Allenandomi al 100% potevo fare di più, ho fatto al massimo al 50 e non è nata una stella per questo. Per essere un top, devi fare 10 anni al top. Capello ha sempre creduto in me, e mi diceva che per essere al top bisogna fare 10-15 anni al top. Io credevo che con la qualità si andasse avanti invece no. E non vivo di rimpianti”.

Tua moglie ti ha aiutato tanto?
“Sì, tantissimo. Lei giocava a pallanuoto, uno sport poco seguito”.

Con la Roma le corna all’arbitro…
“L’istinto mi ha portato a farlo. Io non ho alternative al calcio, ma questo mondo mi ha stancato perché c’è troppa gente finta, ci sono troppi leccaculo. Io non vado d’accordo con questo tipo di mondo. Tante volte in carriera ho avuto ragione, ma col mio carattere mi sono ritrovato dalla parte del torto”.

Se fossi stato un procuratore, come ti saresti gestito?
“Io avrei pensato ai soldi (ride, ndr). Il mio procuratore è stato un grande perché mi ha evitato tante cavolate”.

Anche tua mamma ti ha dato tanti consigli…
“Sì, tantissimi. E sempre giusti. Ma io non li ho mai ascoltati, sono duro come il marmo. E sono contento di essere così. Non ho mai rubato, non ho mai fatto nulla pur vivendo in un ambiente particolare. Ha fatto tanti sacrifici per mettermi sulla strada giusta, e poi nel calcio anche sbagliando ma ho fatto tutto da solo. E mio padre non mi è mai mancato. E’ esistita soltanto mia madre, che mi ha sempre cresciuto. Non avendo una figura paterna non so cosa significa. E’ facile quando diventi calciatore venire fuori…”.

Come ti consideravano a Bari dopo l’exploit della carriera?
“Mi è successo che qualcuno non mi parlava. Gli amici erano 3 e sono ancora 3, il resto sarà anche dettato da invidia”.

A chi si è ispirato Antonio Cassano?
“Ho sempre guardato Totti. Io ero alle giovanili e lui era in Serie A, faceva la differenza e scelsi la Roma e non la Juve perché volevo giocare con lui”.

A scuola?
“Ci andavo, ma a piedi (ride, ndr). Entravo in un carcere. Non vedevo l’ora di fare ginnastica e giocare a calcio”.

Poi al Milan quel problema al cuore…
“Sì, ritornavano da Roma. Mi girò la testa. Il dottore mi fece il giochino del dito, ero convinto di seguirlo ma lui mi disse di fare una visita. Mi obbligò, e mentre andavo in ospedale non riuscivo più a parlare. Pensavo delle cose ma non riuscivo a parlare. E volevo soltanto rivedere mio figlio. La visita andò bene, però poi il dottore mi disse che doveva operarmi al cuore. Non avevo però paura di morire, ma ho cambiato modo di pensare. Tutte le cose piccole sono diventate importanti”.

Poi Cassano fa una domanda a Tardelli: “E’ vero che alla Juventus si riga sempre dritti?”
Tardelli: “No, soldatini mai. Era una squadra diversa rispetto a quella di ora, ma ti insegnavano a vivere. Non ci sono mai stati problemi particolari, sono sempre stati contenuti”.

Ancora Cassano: “Io ne ho fatte tante di cavolate. Lei ne ha mai fatte?”
Tardelli: “Ho fatto le mie, anche in maniera diversa. In campo ero duro ma professionale”.

Cassano: “Dicevano che Tardelli era uno sciupafemmine. E’ vero?
Tardelli: “Mi sono piaciute le femmine…”.

Si ringrazia FcInterNews per la trascrizione dell’intervista.

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